Della libertà e del credito al consumo
Che razza di titolo. Perdonatemi, é l'età. il 6 Novembre compio 36 anni, e passo dall'altra parte della barricata, verso gli anta.
Per non demoralizzarmi ascolto "older" di George Michael e lo guardo su Youtube dire che si sta godendo il processo di invecchiamento.
Mi demoralizzo.
La genesi di questo post é il risultato di due eventi recenti: l'aver parlato a Varsavia con la mitica Monika The Vulcan e la lettura di una parte del libro di Alessandro Baricco "I Barbari". Con la prima ho parlato del credito al consumo, il secondo mi ha dato il gusto del Saggio.
E quindi ora vi beccate un saggio sul credito al consumo, una specie di continuazione di quella discussione non terminata.
Cosa c'entra con i viaggi? C'entra. Tutto c'entra con i viaggi.
Allora. Monika lavora per una banca e si occupa tra le varie cose del credito e tra i vari crediti del credito al consumo.
Io con il credito al consumo non ho un buon rapporto.
Certo, é una bella cosa, che ti permette di comprare delle cose per le quali altrimenti dovresti attendere. E se non hai il frigo il latte va a male.
E' quindi un'ottimo strumento per raggiungere un minimo di comfort in tempi brevi e potersi dedicare al resto.
A Monika però dicevo che é uno strumento che si presta facilmente alla deriva.
Tipo: mi hanno talmente rincoglionito con la TV al plasma che se non la prendo entro una settimana impazzisco.
Mi serve? Ovviamente no.
La prendo e inizio a pagarla in comode rate.
Che c'é di male? Niente.
Ma occhio alla deriva perché poi é la volta del frigo.
Cazzarola, il nostro é così vecchio, passiamo a un modello 5 che consuma meno e così aiutiamo anche l'ambiente (magari é grande il doppio e consuma comunque di più, ma non importa, l'ambiente é sempre un ottimi alibi).
E via con un'altra serie di rate.
Andiamo avanti così per qualche anno e la nostra famiglia virtuale si ritrova con una serie di rate da pagare.
Ora, penserete voi, viene in momento in cui non ci riesce a pagarle.
No, voglio restare nel modello di credito al consumo funzionante, come é stato pensato.
Le rate le pagano regolarmente e tutti vivono felici tra una TV al plasma e un frigo nuovo.
Supponiamo inoltre che nel frattempo inventino la TV allo schermo di Yogurt e che la famiglia cominci a impazzire per averla.
Ma ormai ci sono troppe rate e resistono.
Quindi, come vedete, non sono degli sprovveduti.
Eccoci quindi qui in una situazione classica, comoda e ideale.
La famiglia ha quello che vuole, non ha dovuto aspettare e sta pagando le rate.
Dov'é il problema? Il problema non si vede.
Cosa c'é di peggio di un problema che non vedi? Niente. Non puoi fare nulla per contrastarlo. Non esiste.
Il problema invece c'è: la tua libertà di scelta é stata ridotta.
Se devi pagare le rate non puoi:
- Lasciare tutto e andare in giro per il mondo (ok, questa la dovevo mettere)
- Mandare a fanculo il boss che ti tratta di merda.
- Mandare a fanculo il collega che ti tratta di merda.
- Accettare quel lavoro che hai sempre sognato ma dove guadagni di meno.
- Non accettare un lavoro precario che mai avresti accettato prima.
Ma questo non é tutto. Non puoi più pensare liberamente.
Pensare liberamente é la cosa più difficile, perché devi essere libero per farlo.
La libertà di pensiero inoltre é ben più importante della libertà di espressione.
Viviamo in un'epoca dove possiamo dire tutto ma non riusciamo a pensare a molto.
Sei hai debiti da pagare non sei libero di pensare.
Il concetto é dubbioso, difficile da spiegare, ma é vero.
Lo può capire solo chi é uscito dal sistema e lo ha visto da fuori.
Se ne sei dentro devi avere una grandissima capacità di astrazione.
Monika giustamente mi chiedeva cosa avrei proposto di fare. Mettere delle regole?
Io penso di sì, ci vogliono forse delle regole in più.
Lei credeva che professassi il ritorno del comunismo. Eravamo in macchina e già vedeva i carri armati russi dietro il cavalcavia, dopo l'Ikea.
"Ne siamo appena usciti dal comunismo, lasciateci la libertà. Il mercato deve fare da solo", diceva più o meno.
Ma quello che voglio dire é che il credito al consumo non é altro che uno dei tanti mezzi che usano i governi per controllare il popolo.
A cosa pensa un popolo sommerso di debiti? Ad andare in piazza? A leggere, studiare, ascoltare musica?
No, solo a lavorare senza discutere.
Guardate gli americani. Si beccano una guerra dopo l'altra e non fiatano. Non possono. Sono indebitati fino al collo, devono pensare a trovare i soldi per l'educazione dei figli e per l'assicurazione medica.
La libertà, quella che prima vi avevano tolto i comunisti, ora forse l'avete messa nel frigo nuovo.
E allora? Niente, credo che il capitalismo e la democrazia siano dei sistemi imperfetti, a migliori di tutti gli altri.
Sto solo proponendo di migliorarli, di non perdere l'equilibrio, di eliminare dei bug come un certo tipo di credito al consumo, e di andare avanti.
Oppure di partire in viaggio e mandare a fanculo tutti :)
4 commenti
Luca · 13 novembre 2007
l'ultima frase riecheggia nella mia mente da un po di anni....ciao luca...bello il restyle!
giorgio · 14 novembre 2007
tu sei un grande, lo penso da 3 anni, da quando ho scoperto il tuo sito
brother_gc · 15 novembre 2007
Avevo scritto un commento a questo thread e non lo trovo piú... mah....
Dipende dal cambio di veste grafica?
Saludos
edi · 16 novembre 2007
Non mi ricordo dove ho letto che il consumismo è la dittatura perfetta: non occore utilizzare cose antipatiche come apparati militari, gulag e così via, basta una bella dose di televisione e pubblicità e la ggente si rende schiava da sola. Chi non è contento si compra l’ultimo telefonino, o va in beauty farm da 500 euro al giorno, o nel mega villaggio turistico, l’invidia di colleghi e conoscenti li rende felici e non pensano a ribellarsi. Il tutto è giocato sul soddisfacimento infantile dei bisogni immediati, quasi sempre indotti, che allontana da una seria riflessione su se stessi e sui reali desideri e necessità.
Davvero un sistema perfetto.
A intrappolarci c'è il fondamentale mutuo per la casa (xè va bene partire ma poi tornare...dove?non dalla mamma) che però si può anche affittare per un anno sabbatico. Infine c'è quello che una mia amica chiama "la rete degli affetti", genitori,mariti, mogli e tutto il mondo di persone importanti per noi; ma questo è spesso solo un alibi, chi ama veramente lascia liberi di essere se stessi. E chi vuol essere veramente libero si assume la responsabilità di quel che è e di quel che fa, questa è la cosa più difficile, riconoscere noi stessi.