Kunming, Dali e Lijiang
Kunming, 6 Gennaio 2003
Ieri sera sono arrivato a Kunming, la capitale della regione dello Yunnan, in bus da Lijang.
A Lijang avevo deciso di non andare verso le montagne perche' non attrezzato: non ho scarpe (giro in ciabatte), non ho maglione, non ho giacca pesante.
Mi sono quindi diretto verso Kunming da dove rientrero' in Thailandia, quel paese caldo al di la' del Laos.
Durante il viaggio in bus si sono visti dei bei panorami montanari e ogni tanto una fine pioggerella.
Arrivati a Kunming, sono sceso per prendere lo zaino e mi sono accorto che pioveva. Poi, guardando meglio mi sono accorto che era neve! Non faceva freddo e mi sono detto:"meglio, cosi' non mi bagno".
Poi, camminando verso dove credevo fosse l'ostello, la neve e' diventata una tempesta con forte vento, ombrelli che volano via e facce sorprese. Mentre i miei calzini, capelli e giacchetta si impregnavano di acqua fredda cinese e il vento minacciava una broncopolmonite asiatica, mi chiedevo perche' non ho preso un taxi (non crediate che abbia trovato una risposta plausibile).
Domanda a destra e domanda a sinistra mi sono accorto che ero ben lontano da dove credevo di essere e che dovevo cambiare obiettivo. Vicino (ma cos'e' vicino in una tempesta di neve?) c'era l'Hotel Yunda, segnalato nella Lonely Planet China. Mi fermo un attimo per indossare il nylon anti-tempesta-tropicale acquistato a Phuket e continuo. Per fortuna i cinesi hanno il grande pregio di farsi i fatti loro e nessuno si e' messo a ridere vedendo un fagotto blu piu' largo che alto in ciabatte aggirarsi per la citta' (tenete conto che avevo zaino davanti e dietro e che il nylon mi copriva tutto tranne mezze gambe), quindi mi sono risparmiato l'umiliazione.
Ogni tanto mi fermavo per chiedere dell'Hotel ma i problemi erano due:
1 - la mia pronuncia di "Yunda" (l'hotel che cercavo) era evidentemente non esatta (inoltre "hotel" non lo capiscono, credo siano gli unici al mondo).
2 - l'asiatico medio conosce il proprio territorio molto bene. Purtroppo l'ampiezza del territorio in questione non supera mai il tiro di sputo.
Ogni volta quindi mi toccava aprire lo zaino innevato, prendere la guida con le mani bagnate e tremanti e porgergliela, dopo due/tre minuti di studio arrivava la risposta, di solito incomprensibile e/o sbagliata.
Dopo un paio di direzioni sbagliate che coscienziosamente non ho seguito (glielo vedi negli occhi quando non sanno e per gentilezza "ci provano". Non sapete quanti backpackers sono morti assiderati o disitratati per non aver filtrato le info ricevute), ho chiesto a persone progressivamente piu' convinte, finche' sono arrivato. Notare che da quando ho iniziato a chiedere ero a massimo un km e mezzo dall'Hotel.
Insomma, arrivo a 'sto Hotel e mi spavento. Hall da 3 stelle, receptioniste in giacchetta rossa ("giacchetta rossa la trionfera', giacchetta rossa la trionfera',giacchetta rossa la trionfera' evviva il popolo e la liberta'!"), Body Guard in tenuta da parata militare con spruzzata di neve sul cappello, lampadario imponente..."qui mi mangiano", penso.
Mi avvicino un po' in colpa alla reception, lasciando una scia di neve sciolta dietro di me che sembro un bruco blu gigante, appoggio gli zaini sul marmo e dico:
- "Do you have a room?"
- "Yes, we have", mi risponde con un sorrisino, la giacchetta rossa.
- "How much?"
- "120"
Faccio due calcoli...30.000 Lire. Un po' caro per il backpacker che e' in me (a Lijang pagavo 3,5 Euro), ma i lupi della steppa in attesa per strada si erano messi a ululare, quindi ho accettato.
Dopo avermi fatto pagare, le receptionste sono corse fuori a vedere la neve. Era tre anni che non nevicava. Dio dei viaggiatori, perche' mi hai abbandonato?
Salendo mi dicevo "solo una notte", ma appena vista la stanza, ai livelli del Chaleena di Bangkok, ho capito che non me ne sarei staccato tanto facilmente.
Non vi dico il piacere di un bagno caldo in una notte come quella.
Ok, pero' adesso devo fare un salto indietro e parlarvi di Dali e Lijang.
Dali: bella ma se andate a Lijang non ne vale la pena. Ci abbiamo passato il capodanno in compagnia di francesi e cinesi. Non mi sono neppure ubriacato, pensa che bravo ragazzo.
Lijiang: la cosa piu' vicina a Venezia che mi sia capitato di vedere in vita mia. I canali sono di acqua di montagna per cui scorrevoli e limpidi (ma occhio che e' come a Venezia che li usano come fogne per cui non e' troppo igienico bersi l'acqua in un raptus di bucolicismo). Un sacco di ristorantini e negozi di artigianato. E' un posto estremamente turistico, ma la maggior parte dei turisti sono cinesi per cui fa un bell'effetto (nel Sud-Est Asiatico i turisti sono solo occidentali e giapponesi/coreani). Lascio alle foto il compito di descrivervela, ma e' sicuramente uno dei piu' bei luoghi della Cina, anche a sentire chi l'ha vista tutta.
Il bello di Lijiang e' che se stai nella Guest House giusta, conosci un sacco di gente. Io ho avuto la fortuna di conoscere Jannine, una diplomatica svizzera di Zurigo, e Marco, un romano viaggiatore incazzatissimo con i suoi amici danarosi che passano la giornata a lamentarsi e a dirgli "beato te", quando potrebbero farlo molto piu' tranquillamente con i soldi che hanno. Una storia gia' vissuta da me?
Ma perche' scrivo cosi tanto oggi? Nevica e le mie ciabatte stanno implorando di restare all'asciutto. Le nobili motivazioni della letteratura vanno sempre cercate nel piu' profondo dell'animo umano.