TriplucaVivere viaggiando

13 agosto 2006 · Diari di viaggio India Paesi

Uno Tsunami che si avvicina...

..la sento così l'India. Perché é grande, molto. Perché ho il tempo di pensarci. Di leggere libri sull'India. Di leggere il blog di Giovanna.
Perché ci starò due mesi (pochi per il Tripluca d'altri tempi, tanti per il Tripluca semi-borghese Smile).
E si sta avvicinando, posso contare i giorni come fanno gli altri quando si preparano i viaggi. Non arriverà di sorpresa.
E mi domando: "Perché vado in India?".
Che storie, anche il tempo di domandarmelo ho questa volta. E a pensarci bene é un'occasione.
La Bolivia, il Perù, la Thailandia, Bali...mi sono quasi sempre arrivate mentre ancora stavo con la testa nel paese precedente, passavo la frontiera ed ero nel paese successivo. A volte mi svegliavo la mattina e ci mettevo un pò a capire in che paese ero.
Credevo di essere a Bali invece ero già in Malesia. Spesso. Bella sensazione in fin dei conti.
E la risposta alla domanda "Perché vado in India" mi é arrivata mentre mi facevo la barba, tanto chiara ed ovvia che ho interrotto l'operazione per scriverla sul Moleskine, quel libretto che riscopre la sua vera funzione ad ogni inizio viaggio.
La risposta? Non prendetemi per un filosofo da quattro TripEuro che cerca le frasi ad effetto con sfondo spirituale. In occasione di un viaggio in India sarebbe anche scontato.
La risposta insomma: "Ci vado a cercare me stesso".
...
...
Ok, adesso filtriamo:
a) Chi ha creduto alla risposta e la trova anche plausibile é pregato di andare su www.francorosso.it ed acquistare un Pacchetto "India profonda e spirituale" 10 giorni tutto compreso (anche Guru originario di Varansi certificato Iso 9001) a 2200 Euro.
b) Chi ha pensato "Tripluca é bruciato" può continuare sotto.

ok, la risposta, mitica, profonda, storica, che aprirà un nuovo capitolo nella letteratura di viaggio spirituale:
"Ci vado per scoprire perché ci vado".
No, stavolta non é una battuta.
Devo solo cercare di toglierla la patina di retorica che le resta attaccata.
Provo a spiegare.

Non ho mai saputo perché vado in un certo paese. E' stata una liberazione scoprire che per godersi veramente un viaggio bisogna svuotare la mente (ancora con queste nirvanate...) da sogni, immagini e speranze legate al paese stesso.
Devi dire a té stesso "so solo di non sapere" (e no..basta!!), e "che mme frega, vado e vedo". Non andare in Brasile sperando di vedere il Pan de Azucar (quel monte a Rio) alla luce del tramonto. Perché probabilmente ci finirai mentre piove. O non ci andrai neanche come non ci sono andato io in 4 mesi di Brasile.

Tu vai, vuoto come un Tg5, e assorbi. Se sei già pieno di immagini ti si riempie la Flash Memory e devi star lì a cancellare le foto vecchie immagazzinate nelle Guide di casa. Un processo frustrante.
E, per tornare all'India, l'ho sempre scoperto dopo il perché dovevo andare in un certo paese. Non l'ho mai saputo prima.
Non l'ho mai capito mentre ero lì. Ma la risposta é arrivata sempre, ineluttabile (mi alzo, cerco il dizionario, cerco "ineluttabile", ok, vuol dire quella cosa lì) e tutto sommato giusta.

E così sarà con l'India, un paese sicuramente pieno di merda per strada, guide rompicoglioni, mendicanti, figli di papà alla ricerca di sé stessi. E risposte.

P.S.
Devo averla già scritta da qualche parte, ma ogni volta che ci penso mi fa ridere.
Paolotripmaitrop.com che va in India e mi dice:
-"C'e' un sacco di turisti rincoglioniti che vanno in giro a cercare sé stessi, anch'io ci sono andato, mi hanno detto di avermi visto verso settembre vicino alla stazione di Dehli, sono andato ma non c'ero."
Grande.