Interviste e reportage nel sottobosco di Yoygakarta
Yoygakarta, Martedi, 2 Novembre
Eccomi di ritorno a Yoyga, nella stessa Guest House dell'altra volta (Lita Homestay per chi deve venirci - indirizzo; Sosrowijayan Wetan GT 1/154 - Tra Gang 2 e 3).
Obiettivi: godermi gli ultimi giorni indonesiani, fare qualche foto e trovare qualche giovane realizzatore di pagine web che lavori per me da qui e mi faccia diventare ricco in poco tempo. Oggi sono andato al Borobudur, il piu' grande tempio Buddhista d'Asia.
Una delle meraviglie del mondo. Godetevi le foto scattate purtroppo sotto la pioggia.
C'ho fatto il sito, tanto per cambiare. Mi sono alzato alle 5 per andarci e l'orario disumano mi ha reso debole e ammalato. Una bella diarrea come ai vecchi tempi bangkokkiani, la gola acida, una sensazione di tragedia imminente e latente. Ho avuto anche il cattivo gusto di lavare i vestiti con lo shampoo alla mela e adesso la stanza puzza talmente che sono scappati anche gli scarafaggi, lasciandomi solo. Per approfondire la mia cultura indoasiatica sto leggendo "diario di Berlino", cronaca degli anni hitleriani e della seconda guerra mondiale, non avendo trovato nulla di piu' appropriato.
Domenica, 5 Novembre
Ieri sera sono tornato al Papillon (discoteca per i profani), questa volta armato di macchina fotografica. Avevo parlato la sera precedente col proprietario, Harry, un cinese di 37 anni che sembra uscito da un cartone animato giapponese.
Entusiasta dell'idea mi ha accompagnato in giro per il locale, oltre ad avermi fatto entare gratis e pagato da bere. Finalmente ho capito perche' i gay vengono tutti da me: i capelli! Il maledetto barbiere di Jakarta al quale avevo detto di accorciarmi un po' le punte dietro e che mi ha ridotto in una specie di Liza Minelli certamente ne sapeva qualcosa.
I dettagli: mi si avvicina il solito tipo sospetto che mi sciorina le domande d'uso:
1) da dove vieni?
2) come ti chiami?
3) sei qui da solo?
La risposta positiva alla terza domanda significa automaticamente che faccio parte dell'altra sponda e cominciano i complimenti. Questo s'innamora del mio naso e me lo tocca (il naso).
Al che gli domando se e' gay. Nega. Gli dico che non c'e' problema. Ammette. Gli dico che io non sono gay. Non ci crede! Gli domando se ho la faccia da gay. Dice di si! Perche'? I capelli. Maledetta quella volta.
Il resto della serata me lo ritrovo continuamente tra i piedi, finche' non vado a dormire.
Piove e prendo il biciak con un ragazzo che ha studiato francese e lo parla proprio bene. Il "diario di Berlino", che sto leggendo ad una velocita' impressionante, mi sta pentrando nelle ossa, tanto che ieri sera tra un ritmo techno e le luci intermittenti, il pensiero delle truppe tedesche in marcia, mi perseguitava.
Quando leggo cosi' intensamente mi sembra di vivere due vite parallele e a volte quella del libro e' piu' reale! Resta imbattuto il record di coinvolgimento che mi diede "I Miserabili" di Hugo (ambientato in Francia e in gran parte a Parigi) letto a Parigi quando tornavo dal lavoro notturno all'Hotel e non riuscivo a dormire. Fu un esperienza vera e propria.
Ieri ho intervistato un "biciak driver"!
Dopo aver cercato Frank che parla bene l'inglese, e non averlo trovato, mi sono rivolto a dei ragazzi di un'agenzia turistica che avevo appena conosciuto. Grazie all'aiuto di uno di loro che ha tradotto, ho fatto la conoscenza di Jumali (leggi Giumali) e il risultato e' la seguente intervista.
Adesso vi racconto una storia capitata a Chris, un ragazzo tedesco che qui sta preparando la tesi. Stava camminando fuori citta' per andare a vedere un casa da affittare. Una signorina in motorino gli si avvicina e comincia a parlargli in un ottimo inglese, porta gli occhiali ed e' abbastanza carina. Poi gli propone di dargli un passaggio in motorino, Chris accetta (Chris e' alto, capelli lunghi, aria seria e bonacciona, un bel tipo per le donne) e dopo un po' si ritrova in una serie di vicoli con una mano di lei sul ginocchio.
Le dice che non e' la direzione giusta. Al che lei si ferma, smonta, smonta anche lui che fa per salutarla e...lei gli piazza una manata micidiale in mezzo alle gambe!
Ah ah aha ha (prendiamola con ironia). 5 secondi di silenzio, Chris saluta e se ne va.
Ma ci credete? A me queste cose non succedono. Sempre per il mio perverso pubblico maschile: se cliccate qui vi consiglio un'agenzia turistica specializzata nell'Indonesia.