TriplucaVivere viaggiando

14 novembre 2008 · Riflessioni

I limiti del pensiero residente

pensandoChiunque abbia viaggiato per vari mesi si é reso conto di una cosa ignota ai più: si pensa meglio. La cosa può apparire strana a chi non l'ha mai provata e capisco perché. Siamo abituati a considerare il pensiero come un qualcosa di trascendentale, che non ha limiti. Il classico prigioniero che dalla sua cella immagina mondi fantastici ed é più libero dei suoi aguzzini é un classico della nostra "mitologia". Ma non é vero. Il pensiero é fragile.

E' la più alta espressione dell'essere umano, che dopo aver mangiato, bevuto e trombato, finalmente si può dedicare al pensiero astratto. Infatti non si pensa bene quando si ha fame. Certo, il cervello produce pensieri, ma spesso hanno a forma di bistecche. Ora, non ho niente contro le bistecche, ma non portano sulla luna. Anche quando si ha voglia di trombare, il cervello pensa, ma spesso materializza tette, non assiomi. Ora, non ho niente contro le tette (ci mancherebbe), ma Einstein non ha prodotto la teoria della relatività facendosi le seghe. Forse l'ha prodotta dopo, in un momento di sazietà.

E io, qui, residente temporaneo, mi rendo conto della battaglia quotidiana che il mio pensiero affronta contro le mille distrazioni di un mondo limitato. Capisco che mi vengono a mancare quei momenti di pensiero libero, così frequenti in viaggio, quando sei in bus da tre ore, te ne mancano sei, l'Ipod é scarico, il libro lo hai letto e il tuo compagno di viaggio é un laotiano che dorme. Allora guardi fuori dal finestrino, e quello che vedi lo hai già visto per tre ore, da tre mesi. E a volte in queste situazioni, accade qualcosa: il pensiero, che se ne stava rintanato e impaurito, vede che non ci sono distrazioni in zona, si avvicina all'uscita del cervello, si guarda attorno e...spicca il volo. I tuoi occhi sono fissi sui campi di riso ma non li vedono, ed entri in uno stato quasi meditativo. In quello stato, finalmente, dopo anni di mangiare, bere e trombare, raggiungi un livello un pò più alto. Magari solo di pochi centimetri, per carità, ma un pò più alto. E capisci. Qualcosina, mica tutto come Tripluca, ma senti di essere più grande, come...cresciuto.

Stai realizzando in te, nel tuo piccolo, un passo evolutivo, in avanti e, senza rendertene conto, anche con quel minimo avanzamento ti stai lasciando dietro 200 milioni di persone, tra i vivi e i morti, che nella loro vita non erano mai arrivati fino a lì.

E' questo ciò che ci rende schiavi del viaggio, come se avessimo scoperto una droga che ci fa stare bene. E' l'evoluzione, insita nell'ambito umano, che la società (moderna o meno, non importa), tende (consciamente o inconsciamente) a reprimere in noi. E' la liberazione. Non viaggi perché sei libero, diventi libero perché viaggi.

E quindi, quando, come spesso capita, ti chiedi "ma che cosa ci faccio qui?", ti puoi forse rispondere che anche se stai viaggiando in maniera scomoda, non conosci nessuno e avresti voglia di essere a casa per Natale e trovare i regali sotto l'albero, ti conviene restare perché la strada verso l'evoluzione non é facile. Lascia pure che gli altri ti dicano "beato te che sei in viaggio, io qui chiuso in ufficio", perché hanno ragione. E infatti non ci stai per tornare in ufficio, nonostante tutto, vero?

Io, che ora più o meno sono un un ufficio, guardo fuori dalla finestra e dietro il vetro non vedo nulla in movimento. Il mio cervello registra, decide che non essendoci variabili in movimento, si può anche fermare e mette il pilota automatico, rendendomi un pò più automa e un pò meno uomo.

Mi rinchiudo nella caverna in letargo, aspetto che passi l'inverno, e mi preparo alla primavera, sperando che la fiammella non si spenga.

10 commenti

  1. l'uomo del giappone · 14 novembre 2008

    luca ti aspetto qui ad aprile
    che se non visiti un paese nuovo entro l'estate la fiammella ti si spegne

    sayonara!

  2. Tripluca · 14 novembre 2008

    in Giappone sei finito Claudio??

  3. Francesco · 15 novembre 2008

    Mumble mumble....
    Non so se condivido questa tua riflessione...devo pensarci un pò. Però una cosa posso dire che è vera anche per me: per motivi imperscrutabili, anche per me non c'è situazione nella quale io produca migliori idee di quando viaggio: intendo però dire che mi basta essere in movimento: sono sull'autostrada Milano-Bologna, guido, e senza sforzo mi si presentano nella testa idee che mi sembrano tutte geniali e nuovissime. Mi fermo, e tutto (quasi) svanisce.
    Secondo me, c'è qualche motivo antropologico per cui il movimento (qualunque) favorisce il pensiero evolutivo.
    Mumble mumble...ne tirerò fuori una teoria complessa durante il mio prossimo viaggio (in autostrada...).

  4. Federico · 16 novembre 2008

    Si.. condivido. Tutte belle parole. Anche io sono 15 anni che sto in viaggio. Ma ora ho una figlia. Se riflettete bene, questa teoria e' applicabile soltanto a chi e' sgombro da responsabilita'

  5. www.myspace.com/odeicapitali · 18 novembre 2008

    ...non ti resta che ascoltare o dei capitali!!!! Ciao!

  6. Tripluca · 18 novembre 2008

    è proprio ascoltandolo che sono andato in para :)
    eh eh, scherzo, adesso lo sto sentendo, ti farò sapere cosa ne penso.

  7. www.myspace.com/odeicapitali · 18 novembre 2008

    tra un paio di settimane iniziamo le registrazioni del nuovo album! Ciao!

  8. BennyDream · 22 novembre 2008

    La vita a viaggiatore è un sogno che ha affascinato molteplici generazioni.
    Ma ragioniamo per assurdo : ipotizziamo che da decine di anni tutta la società sia fondata sul modello : cittadino viaggiatore.
    Che cosa esisterebbe? Poco , di radicato , vedi strutture , case , scuole , culture. Tutti quelle cose che oggi abbiamo.E che troviamo durante i viaggi.
    Ovvio che nelle civiltà meno industrializzate si hanno meno servizi , ma esiste la civiltà "residente" ad affascinarci.

    Facciamo un esempio pratico: vado in viaggio per un anno.

    Situazione odierna: mi affeziono e mi faccio contagiare dal modello locale , ne acquisisco usi, modi di fare, cultura , me le porto dentro.
    Situazione in una società da sempre basata sulle persone in movimento: capisco poco del luogo,se non il paesaggio.
    La gente continuerebbe andare e venire, li conscerei poco.

    Io dico che il viaggiatore prende ciò che trova , ma se nessuno avesse mai messo niente di fisso, non ci sarebbe niente da prendere.

    Oggi le società sono basate su modelli residenti. E il viaggiatore beneficia di questo.
    Ci deve essere una società residente se il viaggiatore deve essere tale.

  9. Tripluca · 22 novembre 2008

    BennyDream, sono d'accordo con te e ho già altre volte detto che se non fosse grazie ai residenti, la vita del viaggiatore sarebbe impossibile.
    Solo che nessuno ha detto che tutti devono essere viaggiatori.
    Cioé se ti dico che il mio sogno é fare il Chirurgo, mica mi rispondi che "se tutti facessero i chirurghi, chi produrrebbe i bisturi"?
    Qui si discute di una scelta di vita personale all'interno di un mondo non nomade, ma stanziale.

  10. stefanobrandini · 27 dicembre 2008

    Bè di sicuro i 2 mondi non vanno d'accordo.
    Si fondano su valori diversi.
    La società residente: famiglia, sicurezza economica, se non soldi e potere
    La società viaggiante: libertà, curiosità.

    Se si è pronti a sacrificare i primi per i secondi allora si viaggia
    Se si è pronti a sacrificare i secondi per i primi allora si resta

    su chi abbia ragione Luca sinceramente non so dirti