La polvere

Un giorno io e Davide tornavamo in autostop da Mirano a Martellago.
Una signora si ferma e ci tira su.
Poi ci dice che è la mamma di quel ragazzo della nostra età morto l'anno prima in un incidente, dando per scontato che lo conoscessimo.
Non lo conoscevamo e, per quanto la cosa fosse triste, appena scesi dalla macchina ce la togliemmo da dosso, come si toglie la polvere.
A quell'età si è orientati alla vita, un po' impermeabili alla morte.
Anni dopo ci ho ripensato.
Solo allora ho immaginato il motivo per il quale si fosse fermata.
Forse sperava lo conoscessimo, voleva sentire qualcuno che parlasse di lui, prima di, lentamente, sparire dalla memoria collettiva e rimanere solo nel pensiero di pochi.
Quel Big Bang di compassione collettiva che esplode al funerale, ma negli anni diventa una candela che pochi tengono accesa.
Forse voleva solo passare qualche minuto con dei ragazzi dell'età del suo bambino, ora che i suoi amici probabilmente non frequentavano più la sua casa.
Mi torna spesso in mente, non so perché, forse dovevo scriverne per chiudere quell'esperienza.
Di quella polvere, alla fine, un po' me n'è rimasta addosso.