La Paura della Carrozzina
Anni fa passeggiavo con Marek nella piazza di Cracovia quando vidi passare una coppia con una carrozzina.
Dissi: "vedi Marek, io di quella scena lì ho un terrore tremendo" (non ho idea di come possa aver detto una cosa del genere in polacco, forse era qualcosa più simile a "io non piace me quello, capisc?").
Marek rise, poco convinto, credo che invece a lui quella scena piacesse.
Sapevo di dire una cosa brutta, ma io ne avevo paura per davvero.
Non vedevo in quello se non la fine di tutto ciò che mi aveva tenuto in vita fino ad allora.
Per "in vita" intendo, quel gradino al di sopra della pura sopravvivenza.
Perchè per la pura sopravvivenza ero già passato spesso: sono quelle settimane, mesi o anni che non lasciano un segno, come farina messa lí a lievitare, ma nella quale hai dimenticato di mettere il lievito.
Non succede nulla a quella farina. Non va a male subito, ma resta lí, inutile, in attesa di un giorno quando arriveranno le prime bestioline e sarà da buttare.
Solo viaggiando trovavo il lievito.
Non so se ne ho parlato in altri articoli (ormai non distinguo piú tra cosa ho scritto, cosa ho pensato o di cosa ho parlato e mi tocca sempre chiedere a google cosa ha scritto tripluca), ma io nella mia vita ho sempre avuto bisogno di correre sopra i 2000 giri, altrimenti mi si ingolfava il motore.
Sotto un certo livello sono sempre caduto nella pigrizia e nella noia.
E quindi ho corso, e quando non ho corso, ho rischiato.
(rischiato...diciamo che sono First World Risks, roba da far ridere il 90% della popolazione mondiale).
Ma con una carrozzina davanti e una moglie al braccio non puoi correre, no?
Oddio forse sí, ma sei un po' ridicolo e non c'è vento nei capelli, pelle abbronzata dal sole e da sale e sguardo duro verso l'orizzonte che ti salvi.
Fai un po' ridere a correre con una carrozzina.
E anche a rischiare, anzi, forse sei un cretino se rischi perchè il tuo ruolo ormai è creare sicurezza a chi non si sa arrangiare.
Da qui la mia paura delle carrozzine.
Poi, corri corri e le carrozzine hanno il turbo, ti superano, fanno una derapata e ti bloccano la strada.
Quindi eccomi con una carrozzina davanti e nemmeno la minima idea di dove sto andando.
Sto fluttuando, trascinato da venti e correnti in una direzione imprecisata, in maniera, tutto sommato, comoda.
Tipo un marinaio che cazzeggia.
Dietro l'angolo la noia e la pigrizia.
E stamattina, fuori fa un freddo boia, mi faccio il secondo caffé, e guardo dalla finestra.
Vedo una coppia con una carrozzina e penso che sono probabilmente appena stati dal pediatra.
Il ragazzo, avrà sí e no 25 anni: prende l'ovetto e lo mette in macchina.
E io ora ho abbastanza esperienza per sapere che l'esserino dentro l'ovetto ha pochi mesi.
Prima infatti se mi avessero detto che aveva 4 anni ci avrei creduto.
E mi accorgo che non provo più paura, ma tenerezza.
In particolare per lui.
Lei bene o male ce l'aveva probabilmente dentro questa cosa e, consciamente o meno, si è preparata per tutta la vita ad essere madre.
Ma lui? Lui pensava probabilmente solo alla trombata garantita a vita, stufo della lotta quotidiana nella savana per l'accoppiamento a suon di spritz e discoteche .
O forse no, ma me lo immagino comunque stanco come non è mai stato in vita sua e con quello sguardo perso che pensa continuamente "cosa ci faccio qui? Come sono arrivato a questa situazione? Voglio andare a giocare a calcetto con i miei amici".
E mi fa tenerezza perchè non sa che quella cosa smerdolosa e vomitosa che ha nell'ovetto diventerà a breve (perdonatemi il termine ma l'ho cercato per mesi e non ho trovato nulla) un' [______] (*).
(*) Avevo scritto "esplosione di gioia" ma rileggendo non ci stava proprio in tripluca una cosa del genere.
Diventerà un'iceberg di cacca e vomito e rumore e rotture di palle 24/7.
Ma con la punta fuori dall'acqua fatta di puro diamante.
E tutto ciò che c'è sotto l'acqua non conterà e verrà prontamente dimenticato come siamo programmati per fare.
Programmati cioè per registrare i momenti importanti e metterli nella bacheca.
E da quell'ovetto ne usciranno molti e, nei costi e ricavi del vivere, lasceranno quel ragazzo sempre e comunque in forte attivo.
E mentre scrivo, manco a dirlo, sento la voce di Leila chiamare "mamma" (che nel suo lessico al momento corrisponde a "qualsiasi essere umano") e io non vado a prenderla pensando "ho l'ispirazione, sto scrivendo tripluca cazz fatemi vivere, lasciatemi esprimere", tanto so che poi scende da sola da letto.
E scende, senza lamentarsi, cammina senza che io la senta, ed entra in stanza con il braccio alzato alla John Travolta in "Saturday night fever", sorridendo.
E' il suo modo per dire "dai iniziamo la giornata ascoltando UpTown Funk"
E la prendo in braccio e mi metto il dito in bocca e faccio quel suono "spop" che le ho fatto vedere ieri sera prima di dormire.
Quello dove riempi d'aria la bocca, metti il dito in parte e fai "spop".
Quello che ricordo ancora faceva mio padre e io, bambino, non potevo credere ai miei occhi, meravigliato di fronte al Miracolo e passavo i pomeriggi cercando di imparare.
E mi domando se un anno e due mesi, sia l'età più bella in assoluto per godersi un bambino.
E capisco, ancora una volta, che la paura è spesso solo un muro che ti separa da cose più grandi di te.
Come, mi ripeto per l'ennesima volta, quella di mollare tutto e partire.
La paura quindi agisce come un partito conservatore dell'anima che vuole mantenere lo status quo e non rischiare avventure inutili.
Ma quelle cose più grandi di te sono fatte apposta per renderti più grande.
E io, con questa meraviglia in braccio, sono indubbiamente più grande.
Fosse anche solo per il fatto che lei crede che io lo sia.

6 commenti
Michela · 26 gennaio 2016
Ok, messa così va molto meglio ;)
baci!
Lucia · 23 gennaio 2016
Stai forse cercando di "evangelizzare" le masse impaurite con le tue belle parole???
Simona C. · 23 gennaio 2016
Malgrado in quanto donna dovrei essere geneticamente concepita per questo, la carrozzina mi fa ancora paura e credo che non la supererò mai.
Michela · 23 gennaio 2016
"Lei bene o male ce l’aveva probabilmente dentro questa cosa e, consciamente o meno, si è preparata per tutta la vita ad essere madre."
ARGH.
Ti perdoniamo solo perchè il momento rincoglionimento paterno è una fase obbligatoria. Poi passa. (speriamo)
Comunque Leila è bellissima! ;)
stefano · 24 gennaio 2016
intanto dovevi scrivere "tenuto in vita fino ad allora". vediamo di concentrarci scrivendo con un dito solo cullando la bimba (come sto facendo io seduto su di una palla medica).
poi sappi che fino all'etá scolastica é un crescendo di spasso.
infine mi preme dirti che ritengo non necessario passare un filtro diffusore sulla foto. é bellissima anche senza
Tripluca · 24 gennaio 2016
@Michela ARGH:
Occhio che non ho scritto che "tutte le donne si preparano (o dovrebbero prepararsi) tutta la vita per essere madri" o che se non lo fanno non sono realizzate ecc...stavo speculando sulla tipa vista dalla finestra che, essendo adesso mamma, probabilmente (quindi non di sicuro!) si era preparata consciamente o meno ad esserlo.
Mi pare ragionevole, fammela passare dai.
@Stefano: hai ragione, corretto!
Non credo di aver messo mano alla foto, scatto in automatico come tutti i veri fotografi della domenica :)