Agra e i tuk-tuck rompipalle
Agra, Uttar Pradesh
Schiodati da Delhi. In un momento di grande ispirazione abbiamo deciso di rendere il viaggio originale e andare a vedere il Taj Mahal.
6 euro di treno che parte alle 6 di mattina, e dopo un viaggio di due ore con tanto di cameriere e colazione, arriviamo ad Agra.
Giusto per evitare la fregata di benvenuto da parte dei rognosissimi tuk-tuk indiani, prendiamo un taxi prepagato ad aria condizionata per la spasmodica somma di 70 rupie (1,2 euro) con supplemento di 5 rupie per il bigliettaio, ovviamente non dovute, ma sulle quali proprio non ti viene voglia di discutere.
Il tassista inizia subito a rompere i coglioni. Scusate la volgarità ma é il termine più adatto. Dall'inizio alla fine non chiude la bocca un minuto con l'intento di diventare il nostro autista di fiducia. Spara una serie interminabile di balle terroriste, tanto che a sentirlo, o ci affidiamo a lui o il nostro destino é segnato: Agra é un luogo malefico dove tutti sono cattivi e faranno di tutto per fregarci, tranne lui che ci difenderà a spada tratta per la modica somma di 800 rupie (14 euro) sulle quali ha ben poco margine, tolta la benzina, l'affitto della macchina, il consumo delle gomme, le tasse e l'Iva.
Ci mette in mezzo pure Sonia Ghandi, pur di convincerci.
Salutiamo e ce ne andiamo. Un acaro. Manco se ce l'avesse proposto gratis avrei accettato.
Già che siamo in argomento:
Ieri a Delhi abbiamo fatto l'errore di prendere un rick-shaw davanti all'albergo senza sapere che quelli non sono rick-shaw ma unità combattenti dell'esercito della truffa.
Dobbiamo andare al Karol Bagh market che Lek vuole prendersi un Sari per immergersi nella cultura locale.
Il tipo alla reception ci dice che il posto migliore é lì e la Lonely Planet conferma che "at Karol Bagh you can buy good and cheap clothes".
Chiedo al driver:
- "Quanto per il Karol Bagh?"
- "50 rupie"
- "20"
- "40"
- "30"
- "ok, 30"
- "Ok, 30, ma non mi portare in negozi per farti la commissione. Diretto al Karol Bagh senza chiacchere".
-"Ok, ok".
Parte. Passano due minuti e dopo le solite domande "da-dove-vieni?Italia-A-good-country-Sonia-Ghandi-Prima-volta-in-India?No-20esima-ecc.....", dice:
- "cosa dovete comprare?"
- "vestiti"
- "non ci sono vestiti al Karol Bagh, solo macchine"
-"ok, portami lo stesso"
- "ok"
Arrivamo davanti al Karol Bagh e ci sono solo macchine.
- "visto? Solo macchine. Vi porto io dove ci sono vestiti in un altro mercato"
-"no, portaci ai vestiti di Karol Bagh".
-"non ci sono"
- "porca troia portaci o non ti pago"
-"ok, ok"
Va, gira, strombazza ecc...e dopo 10 minuti si ferma davanti al classico negozio da commissioni. Siamo a km da Karol Bagh.
Un tipo seduto davanti si alza apre la porta.
Non mi muovo e dico:
- "Karol Bagh"
- "Ma questo ha vestiti buoni e prezzi buoni e pure gli indiani comprano qui e bla bla..."
- "Karol Bagh. Devo comprare una macchina"
Ci porta alla fermata del metro di Karol Bagh e dobbiamo pure farcela a piedi per trovare i vestiti.
La strada é un due km di negozi di Sari.
Oggi ad Agra usciamo dall'Hotel per andare a internet e non facciamo in tempo a fare 100 metri che ci hanno attaccato in 6 tuk-tuk, uno alla volta però.
Più tardi andiamo a fare un salto al Taj Mahal per una prima ricognizione serale e più ci avviciniamo all'entrata più si infittiscono i venditori, sempre di più, sempre di più fino a che non decidiamo di rifugiarci in un ristorantino sulla terrazza dalla quale vediamo in lontananza il Taj Mahal. Bellissimo.
Sotto rimangono le orde di venditori, tuk-tuk e mendicanti. Un popolo alla ricerca delle mie rupie.