Belém e il muro, Sao Luis e il festival Reagge senza canne
Martedi, 5 agosto su di un bus tra Sao Luis e Fortaleza
A Belem sono uscito con Isaque, un tipo che avevo conosciuto sulla barca. Mi ha portato in un bar del centro con le mura di mattoni antichi e i camerieri che ogni tanto ci portavano degli assaggi. Buonissima una specie di fagiolata da bere che assomiglia moltissimo alla pasta fagioli nostrana. Mentre un solista suonava e cantava con quel tono rassicurante che solo i brasiliani sanno dare alla musica, noi si parlava del piu' e' del meno. Dato che la conversazione si svolgeva in portoghese la cosa era abbstanza stancante per cui i momenti di silenzio, o meglio, di ascolto della musica non erano rari.
A un certo punto mi chiede:
-"Da quant'e' che viaggi?"
-"Un po' da sempre, ma e' dall'inizio del 2000 che non mi fermo piu' di 4 mesi in un posto"
-"E non ti manca un posto fisso? Io dopo un mese anche se vivo solo, sento il bisgno di tornare alle mie cose, ai miei libri."
-"Io se mi fermo, dopo un po' devo tornare a viaggiare".
L'ho visto spesso quello sguardo, in molte persone, negli ultimi tempi, ma questa volta l'ho visto meglio e ne ho sentito piu' forte il significato.
E' il muro. Quella sensazione di tristezza e di solitudine del residente che non ha la capacita' di capire il viaggiatore. E' uno sguardo che rispecchia un sentimento di pena, di compassione, per il viaggiatore costretto per un motivo solo a lui conosciuto, di "girare il mondo tutto solo", come in Desperado, degli Eagles.
Ogni volta che vedo quello sguardo mi sento un po' come quando adolescente la suora mi guardava, io ateo convinto, e mi diceva di ascoltare Gesu' che si sarebbe fatto sentire. Vedeva in me un vuoto, quella cosa che la riempiva in me non c'era, e di conseguenza sentiva tristezza.
Non capiva che non credendo in Gesu', non potevo neanche mettermi a parlare con lui. Se glielo dicevo, ripeteva di provare a parlare con Lui.
Non ci si capiva.
Gesu', per la cronaca non mi ha mai parlato, e onestamente non avrei saputo cosa dirgli.
Allo stesso modo il residente che pensa alla sensazione di sicurezza e familiarita' della casa, si immagina senza di essa e sente un vuoto.
E' un processo di sottrazione teorico che non trova riscontro nella realta' del viaggiatore. Una volta avrei tentato di spiegare che quella sensazione di casa, io la provo in continuazione praticamente ovunque. mi basta essere in buona compagnia davanti a una birra, e a volte anche da solo.
Se siamo tutti fratelli, perche' lo dovrebbero essere di piu' quelli con un indirizzo simile? I miei fratelli sono i viaggiatori che incontro per strada.
Lasciando Belem in bus ho ritrovato il tedesco round-the-world, della barca che andava anche lui al Festival Reagge di Sao Luis.
Sedutomi al mio posto vedo che la mia compagna di viaggio e' una ragazza che guarda fuori dal finestrino.
-"Vai a Sao Luis?"
Si gira verso di me con gli occhi in lacrime, mi sussurra un si spaventato e si rigira. Che fare? Che dire? Consolarla in un portoghese vecchio di due settimane? Decido di lasciarla tranquilla che odio essere invadente e durante la notte con lei nascosta completamente sotto un pareo, mi accorgo che vado piano piano identificandola con una delle ragazze dal pianto facile dei romanzi di Tolstoi tanto che all'alba, mezzo assonnato, mi pare di vederla spuntare vestita per un ballo a corte e che mi parli in russo. Niente di tutto cio'. se ne sguscia fuori e zompetta giu', in mezzo alla campagna di palme.
Addio Natasha Bronski.
IL FESTIVAL REAGGE SENZA CANNE E LA SPIAGGIA BRASILIANA SENZA MACCHIA
Il festival reagge di Sao Luis entrera' nella storia per essere il primo e l'unico ad avere avuto piu' poliziotti che spettatori, un Ministro della Cultura mezzo rasta, Gilberto Gil, che suona cover di Bob Marley e la mancanza di quel caratteristico odorino di fumo di erbe medicinali vietatissime appunto dall'onnipresente polizia.
E' stata la distruzione dei luoghi comuni.
Il giorno dopo pero' ce ne siamo andati in spiaggia, io Ivo-il-mezzo-svizzero-mezzo-toscano, Zipi lo svizzero-doc e un belga rasta....ed e' stato il festival dei luoghi comuni.
Immaginatevi un baracchino in spiaggia con una band che suona, ragazze in costumini succinti che ballano sotto il sole, li in fondo una partita di calcetto da spiaggia, un cocco con la cannuccia sul tavolo e noi a parlare con tre sorelle in bikini conosciute nel pulman.
Ogni tanto ci guardavamo attorno e ci domandavamo se era tutto vero o una montatura dell'Ufficio Turistico!