Dei piccoli trucchi del mestiere e dei fiumi
Pakse, 29 Giugno 2007,
Piove qui nelle lande del caffé del Laos.
Sono seduto sul letto di questa guest house a 3 Euro e respiro il fumo del fuoco a legna che arde sotto le pentole annerite (dal fumo del fuoco a legna) della matriarca qui a lato. La porta é aperta e vedo il giardino.
Possente e presente, percepisco il fluire del Sedong sotto casa.
C'é una terrazza qui vicino, dove ci si può sedere e osservare il Sedong, questo fiume al caffélatte, lento e largo, sopra quale passa un ponte e sul cui ponte passano ogni tanto dei monaci vestiti di arancione.
Non vado mai in quella terrazza. Perché? Forse per colpa dei miei occhi.
Cioé sono leggermente miope e i grandi spazi mi lasciano sempre un senso di incompiuto e impreciso.
Guardo e non vedo bene, mi sfuggono i dettagli e mi sento inadatto al cogliere l'immensa immensità del sedong che quindi mi appare come un fiume abbastanza sfigato visto il colore marrone, e anche se passano un paio di monaci già me li immagino col cellulare e una rivista playboy nascosta sotto la tunica.
Insomma, niente poesia.
Allora mi metto gli occhiali, e di colpo tutto é troppo preciso, il mio sguardo si sofferma sui dettagli, tipo farfalle da mezzo chilo o un sacchetto di plastica galleggiante che prima mi pareva un grande fiore di loto bianco. Ancora meno poesia.
Questo mi succede ovunque: sui sette apostoli in Australia, al Machu Picchu in Perù, al ghiacciaio Perito Moreno in Patagonia e nella nuova piazza di Martellago.
E' come se essere al centro dell'energia non mi permettesse di cogliera.
Allora mi scosto sempre un pò. Faccio finta di essere un laptop che cerca il segnale wireless nell'angolazione più adatta (un giorno mi daranno un nobel per queste metafore) e di solito la trovo sempre un pò fuori dal centro.
Dove?
Ai Sette Apostoli, giù in spiaggia, guardando un surfista tra le onde, tra un paio di apostoli, senza guardare sti azzo di apostoli, ma sapendo che ci sono.
Al Machu Picchu, girando un film idiota e uccidendo una vergine, volgarizzando per un pò un luogo religioso, per poi coglierne, per un attimo ma chiaramente, la spiritualità andandosene.
Al ghiacciaio Perito Moreno, andandosene e sentendo il rumore del ghiaccio in caduta, dietro di me, mentre scendo il sentiero. Immenso.
La Tour Eiffel (non era nella lista sopra, ma mi é venuto in mente adesso), quando passeggiando per il quartiere, la vedo per caso tra i palazzi e ne colgo tutta la grandezza.
A Martellago. Mai.
E qui, da questa stanza, sento il Sedong fluire, senza vederlo, percependolo però distintamente, giorno e notte.
E' bello avere un fiume sotto casa.
Questo report é stato sponsorizzato dal caffé Dao che mi ha fornito la caffeina necessaria per l'ispirazione.