Il baffo polacco estinto
Treno da Cracovia a Opole, 1 Agosto 2007
E' caduto un altro mito della Polonia della mia giovinezza: il controllore col baffo.
Dovete infatti sapere che dal 1953 in poi, tutti i controllori polacchi portano i baffi.
Nel 1994 infatti negli archivi segreti del Kgb e' stata ritrovata una circolare, poi misteriosamente sparita, chiamata "Baffoski Dottrinacjia Kontrolorow" che obbligava i controllori....ok, come sopra.
In questi anni di viaggi in Polonia mai, e dico MAI, avevo visto un controllore sprovvisto di tali peli facciali.
Era un'istituzione, come gli orari dei treni.
I responsabili alla sicurezza prima che un treno partisse battevano le ruote del treno con un bastone e tiravano il baffo al controllore.
Se le ruote facevano il suono giusto e il baffo non si sfilacciava si poteva partire.
La maggior parte dei frequenti ritardi dei treni polacchi erano dovuti ai baffi sfilacciati.
Oggi invece si e' presentato un anonimo signore senza baffo e mi ha chiesto il biglietto.
- "Con quale diritto?"
Volevo chiedergli. Poi ho lasciato perdere e mi sono detto che se i polacchi vogliono tollerare la volgarizzazione dei costumi e della morale, sono fatti loro.
Accendo il computer e inizio un'inchiesta sul Wireless in Polonia. Ci sono quasi sempre reti disponibili, nessuna delle quali utilizzabile.
Un po' come quando si voleva fare autostop in Polonia e le macchine si fermavano e chiedevano un contributo per il passaggio
Non c'era poesia, allora si andava in treno.
Il treno che ho preso oggi costa 9 euro e mi porta a 186 Km a Opole, e' molto bello e non si fuma.
Una volta ad Opole ci andavo per amore, oggi invece per business: devo vedere se un mio amico programmatore mi aiuta con i miei sporchi traffici.
Anche qui, non c'è piu' poesia.
Ieri ho visto Majka, una nostra vecchia amica di cui tutti siamo stati a turno innamorati me che poi si e' messa con un polacco.
Altro colpo basso all'orgoglio italico.
Hanno una bellissima bambina (a me di solito non fanno un grande effetto i marmocchi) e vivono in Svezia.
Nulla e' come prima tranne i "blocki", quei casermoni delle periferie dove vivono in controllori col baffo i proletari che dicono sempre "kurwa" (puttana).
Almeno quelli, che amo cosi' tanto.
Li amo perche' dentro c'era sempre qualche amico o amica. Ci dormivo, ci mangiavo, mi ci divertivo e ci soffrivo. Insomma ci vivevo.
Giravo la Polonia senza soldi ma con qualche indirizzo in tasca che mi portava invariabilmente in una selva di palazzoni grigi, sparsi senza logica apparente nella steppa, vagavo e cercavo il numero giusto, poi suonavo al campanello, salivo con l'ascensore-montacarichi e mi accoglieva sempre una famiglia sorridente con herbata (te'), kava (caffe') e kanapki (panini).
Come potevo non amare quegli orribili casermoni? Li guardavo nel buio di notti fredde invernali e sapevo che in molte di quelle finestre avrei trovato calore.
Hubert vuole far un film su di me.
Un italiano che parla polacco e che viaggia molto.
Vuole farmi parlare della Polonia di oggi e di ieri, di come la vedo io, in polacco.
Ha appena venduto 1,200,000 copie di CD sull'Egitto come inserto di un quotidiano nazionale.
Ora ha dei contatti con Travel Channel e Discovery Polska e vuole vendergli il film.
Ho gia' il nome: Trip-Polska.
Sarebbe molto bello, una cosa nuova.
La Polonia mi scorre accanto, fuori dal finestrino, assolata e verde. Alcuni passeggeri sono occupati con i loro sms, un gruppo di suocere parla di Mejugori e il sibilo delle loro parole mi fa venire sonno.