Il ritorno delle spie
Yangon, 10 Ottobre 1904
A Yangon ritrovo Manu che si sta godendo l'ultima cena birmana, l'unica costosa, in un ristorante a cinque stelle. Con lui c'e' uno dei ragazzi che commerciano con la Cina, trovato per strada, in tenuta araba in occasione di una festa mussulmana. Non beve niente, ne' puo' mangiare (pero' puo' rubare agli infedeli, Manu infatti decide di fidarsi e gli lascia 50 euro da cambiare e il giorno dopo e' introvabile).
Scopro che i cinquemila metri sono in realta' millecinquecento cioe' cinquemila piedi. Quindi si poteva anche fare Ngapali.
Ma non importa, anche l'altra spiaggia e' carina e piu' accessibile.
Poi usciamo e andiamo a bere un te' per strada. Arrivano anche gli altri tre e si ricrea la combriccola della prima sera. Due domani partono per la Cina nel loro business. Si parla, si discute e si ride, poi tutti a casa.
Saluto Manu che va a Bangkok a regolare alcuni affari per poi tornare qui a meditare per un mese. Il monaco col quale ha parlato da seduto sul trono gli ha detto che puo' stare gratis ma la permanenza minima e' un mese. Trenta giorni di quattro ore di sonno a notte, colazione e pranzo, niente cibo dopo mezzogiorno. Il resto seduto o a passeggiare secondo uno schema ben definito. Niente letture a parte qualche libro loro. Qualcosa mi dice che Manu trovera' un buon motivo per non tornare in Birmania. Scommettiamo?