TriplucaVivere viaggiando

2 novembre 2006 · Diari di viaggio India Paesi

Piccole e grandi problematiche del thailandese in viaggio

Gokarna, 2 Novembre 2006
In India bisognerebbe viaggiare un giorno e scrivere due giorni, ploi viaggiare un altro giorno e scrivere altri due giorni.
E' il paradiso dello scrittore da viaggio, in particolare di quello con tendenze surrealistiche.
Schiacciato dal peso della responsabilità di informare il mondo su che cosa sa l'India, ho subìto il blocco dello scrittore e sono sparito per due settimane.

Dopo Bombay ci siamo diretti verso Goa con il chiaro intento di sparire dalla vista dei maniaci del tuck tuck e nasconderci in una casetta a lavorare e cucinare piatti prelibati.
Lek non ce la fa più a mangiare nei ristoranti. E i ristoranti non ce la fanno più a servire Lek.
Se pensavate che gli italiani fossero delicati e non potessero sopravvivere senza una pasta dopo qualche giorno di viaggio, ricredetevi. Il thailandese é peggio. Molto peggio.
Per esempio: cos'é un menu? In italiano un menù é una lista di piatti. Tu lo prendi in mano, lo leggi e dici: voglio questo.
Poi aspetti e speri che ti abbiano capito. In India e in mezza Asia, la speranza non é fondata, ma speri lo stesso. Nel frattempo ti armi di pazienza confuciana e se invece
del caffé ti arriva il té, cerchi di leggere un segno del tuo karma in tutto ciò.
Per un thailandese invece il menu ha un altro significato: é una lista composta degli ingredienti presenti in cucina.
Così, se legge che c'é il pollo al curry, sa già che in cucina hanno pollo, curry, olio, spezie, sale, ecc...cioé scompone il pollo al curry e ne visualizza immediatamente gli
ingredienti.
Così mentre passano le ore e il thailandese legge il menu prima di ordinare, in realtà ciò che sta accadendo é un qualcosa di molto più scentifico e profondo di una semplice
lettura.
Dopo questa prima fase che chiamaremo la "explode", inizia un'altra fase, quella della "compose". Il thaiandese visualizza in un attimo le centinaia di possibilità offerte dagli ingredienti disponibili, e tenta di ricreare dei piatti il più possibile simili a quelli di Bangkok.
Comincia a salivare e a palpitare e poi con un mantra, si autoconvince che il cuoco é un povero essere umano limitato e non un thailandese e che deve quindi cercare di
andargli incontro.
Ecco quindi che il thailandese ordina qualcosa dal menu:
- "Si fu frai rai"
Il cameriere la guarda perplesso:
- "Si fud frai rai", ripete Lek.
- "Sea food?"
- "Si fud fraid rais"
- "Ah ok, sea food fried rice....?" mentre guarda me, che in silenzio acconsento.
Mentre il cameriere sta per andarsene.
- "Pu aggiun slai lai per me?
- "eh?"
- "Puo aggiunge slais lai per me?
- "eh?"
- "Puoi aggiunger slaisd lai per me?
- "eh?"
- "Puoi aggiungere slaisd laim per me?
- "Ah ok, sliced lime (lime/limone a fette)....?" mentre guarda me, che in silenzio acconsento.
Fa per andarsene e Lek (adesso taglio la parte di parole dette a metà e vado direttamente alla frase chiara, senò non finiamo più):
- "E molto chili (peperoncino), e per favore ben cotto, e prima di mettere il riso, puoi far saltare il sea food, avete della salsa di soya? E della fish sauce? Se ci potessi mettere della lemon grass sarebbe vely gud. Thank you"
Dopo il thank you arriva il suo sorriso disarmante. Il cameriere che é già in stato anestetico, mormora un "si" e scappa in cucina.
E' ovvio che le informazioni passate al cameriere, anche se avesse capito, non arriveranno mai al cuoco che se sta in cucina con le palle già girate perché la moglie vuole il sari nuovo (porca zozza gliene ho comprato uno due mesi fa) e anche se arrivassero non verranno mai applicate in maniera corretta.
Non é mai successo in 40 giorni di viaggio, ma Lek ha fede.

Quando poi arriva il cibo possiamo assistere a due scuole di pensiero. La mia, che chiameremo del "grazie a Dio che si mangia qualcosa, qualsiasi cosa" e quella di Lek "voglio tornare a Bangkok".
Le presentano il piatto e comincia ad analizzarlo. Nel giro di 3 minuti il responso:
- "Manca il lime, non hanno fatto soffriggere il sea food, questa non é lemon grass, ma rosmarino ecc....."
Così mentre io mangio e mi nutro, lei tristemente porta qualche forchettata alla bocca e sogna casa.

Ma dobbiamo capirla. Se siete stati in Thailandia capirete.

Ma adesso abbiamo una casa e una cucina. Oggi si comincia a cucinare.
Unico problema: qui il basilico é sacro. La gente lo tiene in dei vasi al centro del giardino e usarlo per cucinare é quasi come farsi una costata di vacca sacra.
Staremo a vedere.