TriplucaVivere viaggiando

17 ottobre 2006 · Diari di viaggio India Paesi

Bollywood in incognito

Mumbai (Bombay), 17 Ottobre 2006
E' incredibile come le vacche riescano a sparire senza farsi notare.
Siamo a Mumbai da tre giorni e solo oggi mi sono accorto della tragedia: non ci sono vacche per strada.
Il traffico è comunque caotico, ma in confronto alle città del Nord, sembra quasi sopportabile, qualcosa tipo Bangkok, ma con i taxi senza aria condizionata e finestrini aperti

a far entrare il rumore, il caldo e le mani dei mendicanti.

Comunque non stiamo a parlare di cose da soliti turisti e andiamo a Bollywood:
Un ragazzo ci ferma per strada e dice:
-"Ciao raga (qui metto un "raga" per far capire che era cool), vi andrebbe di fare parte di un film di Bollywood stasera?"
-"E come no?"
-"Paghiamo 500 rp (9 euro) con cibo e bevande"
-"Ok, a che ora?"
-"Alle 5 al Mc Donalds"
-"Ok".
Così iniziano le grandi carriere, penso. Posto giusto, momento giusto. Right place, right moment. Yeah.
Mangiamo qualcosa al Leopold e alle 5 siamo al Mc.
C'é un pulman, un tipo sporge e dice:
-"Bollywood?"
-"Yes"
-"Get in!"
Yes, man, Bollywood, get in. Let's rock!

Sono le cinque e siamo in venti nel bus. Partiamo verso la gloria.
Dopo duecento
metri siamo fermi sul lungo mare, a racimolare altre future star.
Passa mezz'ora, racimoliamo e andiamo.
Alle 6 siamo di nuovo al Mc, ri-racimoliamo e ripartiamo.
Alle 8, dopo un giro turistico sulle favelas di Bombay, arriviamo davanti ai cancelli di uno studio. I cancelli si aprono. Ne esce una luce paradisiaca. Entriamo trionfalmente.

Scendiamo dal bus e restiamo un 20 minuti a guardarci senza che nessuno ci dica cosa fare.
Quindi prendo l'iniziativa e andiamo al bagno dove mentre aspetto Lek una pantegana mi sbatte contro il piede e poi sfugge furtiva.

Torniamo alla base. Passa un'ora e siamo sempre lì.
A un certo punto aprono una stanza, ci danno delle sedie e ci sediamo. Non succede nulla. Ma c'é l'aria condizionata.
Arriva del ciai (té) e beviamo.
Arriva una limousine. Cominciano ad uscire dei tipi di grosso calibro e spariscono nel buio.

Ad un certo punto qualcuno ci chiama e andiamo a scegliere i costumi.
Lek viene separata da me e trascinata con le donne. La guardo per l'ultima volta chiedendomi quando e come la rivedrò.
Mi ricorda tristemente la classica scena dei campi di concentramento.
Allungo il braccio supplicante verso di lei ma non facciamo in tempo a salutarci. Viene inghiottita dalla notte.

Decido quindi di seguire il gruppo. Entriamo nel capannone e ci dividono in due file.
Cominciano a distribuire completi, giacca, camicia e pantaloni.
Mentre attendo conosco Davide, un italiano che viene quasi tutti i giorni.
Lavorava ai caselli autostradali e prima di impazzire ha lasciato tutto. Se viene qui tutti i giorni, la scelta é stata tardiva (Davide, se leggi, scherzo).

Mi danno il completo e mi ritrovo in mutande a provare ad indossarlo. I pantaloni entrano.
Andiamo a mangiare. Si torna alla base e mi metto in fila dove l'SS mi dà il rancio. Neanche male.

Mentre mangio conosco un americano che dice di aver partecipato come comparsa a WaterWorld con Kevin Costner, e mi racconta un pò di Hollywood. Pagano meglio ma

si lavora meno, ecc..e mi godo il momento in cui noi due consumati attori discutiamo di cinema.
Non gli dico che in realtà io sono Porchetti perché senò poi si mettono tutti a chiedere autografi e non si finisce più.

Poi si va sul set. Bellissimo. Lo sfondo é un Victoria Royal Theatre con degli scalini, il tappeto rosso lunghissimo. Attorno almeno duecento persone in frick, frack e vestiti

da sera. Una limousine (vecchiotta ma é sera e non si vede bene) aspetta fuori, pronta a fare l'entrata trionfale sotto un arco di trionfo.
Mentre aspetto che mi venga consegnato il copione un tipo indiano mi guarda, sballotta la testa per fare il classico shake di cervello e succhi cefalici, e mi dice:
- "Vuoi essere fotografo?"
- "Of course"
Mi passa una macchina fotografica del 1953 con un mega flash. Devo solo far scattare il flash durante le riprese. Mi dà anche un badge con la faccia di un indiano al quale

non assomiglio. Sto quasi per dire:
-"Mandatemi il produttore, questo é un affronto!".
Ma poi mi dico che sarebbe deleterio per la mia carriera e ingoio il rospo.

La prima scena é l'arrivo della Limousine. Gli attori principali non ci sono ancora.
Okk!!! Everybody ready. Silence! Silence! Silence! Silence! Silence! Silence! (che viene ripetuto da varie persone, posizionate in giro per il set). Si fa silenzio, tranne tre

comari indiane che continuano a chiacchierare come fossero a una festa mondana. Che poca professionalità.

Si alzano le luci, preparo il dito sul flash. Parte la limousine sgommando. screeeeekk!! Arriva a metà set e inchioda.
- "Ooooook!!!! Stop! Buona!! Ne facciamo un altra!". La voce viene dall'alto.
La riproviamo 4 volte.
Intanto passano i minuti e le ore.

Ecco, arrivano gli attori.
Lui é Salman Khan, uno dei più famosi. Lei non é Miss World, come credevamo, ma un'altra. Comunque un bel culo lo stesso. Ah ah ah ah!
La scena adesso é che loro escono dalla limousine, camminano sul tappeto rosso, noi gridiamo il nome di lei, lui le dice qualcosa di sporco nell'orecchio, lei arrosisce e

finisce la scena.
In realtà non la giriamo tutta assieme, ma a pezzi. Ogni pezzo dura circa 5 secondi.
Alla fine avremmo girato forse 20 secondi in tutto, in almeno 4 ore di presenza sul set.

A un certo punto, quando le facce delle comparse andrebbero meglio per un film sull Grande Fame, il regista ci manda tutti a casa.
Saliamo sul bus, passa un tipo che ci dà 500 rupie a testa e dopo mezz'oretta di scaricano a Colaba.
Sono le 5 di mattina, andiamo a dormire.