TriplucaVivere viaggiando

16 ottobre 2000 · Asia Diari di viaggio Indonesia Paesi

Singapore, Jakarta e gli islamici che mi mandano a fanculo

La mappa del viaggioJakarta, 16 Ottobre 2000
Ho passato il weekend a Singapore con Nanako, l'amica di Shizu che vive a Bangkok. Ogni tanto deve uscire dalla Thailandia a causa del visto e la ditta l'ha mandata a Singapore. Coincidenza, lo stesso giorno che ci andavo io, doppia coincidenza in un albergo a dieci metri dal mio ostello. Terza coincidenza...non c'e'. C'e' due senza tre.

Poca storia mentre lei scopriva che Singapore assomiglia molto al Giappone e io che in traghetto magari ci si arriva in Indonesia ma solo se si compra il biglietto in anticipo, ci si fa il visto all'Ambasciata e insomma se si e' informati come io giustamente non sono.
Abbiamo visitato Little India dove ho fatto la migliore mangiata di pesce al curry degli ultimi trent'anni. Per cinquemila lire. Ieri ho volato Emirates, bella esperienza, aereo con televisione personale e telecamera sulla punta dell'aereo con conseguente strizza in fase di decollo e atterraggio. Volo fumatori, sedile non-fumatori, il fumo vola e arriva alle mie narici. Grazie mille per il sedile non-fumatori.
In aereoporto mi abborda un inglese (notare la mancanza dell'apostrofo), giornalista che vive a Jakarta, e vuole dividerela spesa del taxi. Poi invece facciamo in tempo a prendere il pullman e successivo mini tuc-tuc (una vespa-riscio') e mi porta all'ostello. La serata finisce in birra con un altro inglese e un americano, entrambi insegnananti di inglese. Si parla della discoteca distrutta tre giorni fa dai fondamentalisti islamici (ma non erano solo in televisione?) che in precedenza avevano protestato contro Israele davanti all'ambasciata americana. Si dice che debbano venire anche da queste parti (e' la via dei turisti) e infatti i bar hanno tutti tolto l'alcol dagli scaffali!
David, l'inglese, dice
- "that's it! Me ne vado dall'Indonesia".
L'americano dice che stanno cercando gli americani ma non ha l'aria troppo preoccupata. Insomma atmosfera da prima linea.

Stamattina sono andato a fare il biglietto per andare a Yogikarta (13.000 Lire) e mi ha abbordato un ragazzo, Budi, che e' venuto in giro con me.
Moschea Quando siamo andati a bere si e' "autofferto" un'aranciata al che ho deciso di non essere generoso. Siamo andati al monumento nazionale, chiamato "l'ultima erezione di Souharto", poi al museo nazionale, chiuso e poi alla piu' grande moschea del sud-est asiatico (ma non era a Kuala Lumpur?). Il custode si e' aggiunto a noi e naturalmente ha richiesto un 'contributo'. Mi sono fatto cambiare i soldi alla cassa e se li voleva tenere, me li sono fatti dare e il contributo al custode l'ha dato Budi...mossa strana, ho pensato. Mentre eravamo nella moschea si e' sentito gridare e abbiamo visto dei pulman di islamisti con bandiere e megafoni.
- "Dove vanno?, chiediamo.
- "All'ambasciata americana", ci dice il custode.
Allora andiamo anche noi ma li troviamo in piazza. Saranno un centinaio, e protestano contro Israele, l'America e l'aumento del prezzo del latte. Bandiere pronte ad essere bruciate, fazzoletti, uno che grida al megafono, in arabo. Il problema sono le violenze in Medio Oriente, gli arabi sono tutti fratelli, andiamo in cerca di americani! Non fa una piega e la semplicita' del ragionamento mi fa venire in mente che potrebbe essere pericoloso, Budi dice di no, ma stiamo a distanza di sicurezza. Ad un incrocio ci ritroviamo a 10 metri e mi becco una serie di "fuck you" e di dita alzate dai pacifici manifestanti. Mi guardo attorno, sono l'unico non scuro in giro e ho parecchi occhi puntati addosso. Brutta storia, tra l'altro ho la macchina digitale in mano e il computer nello zaino (non mi fidavo a lasciarlo in stanza, pensa che sfiga!). Decido per la ritirata strategica ma ad un altro incrocio vediamo che si sono fermati...e' l'ambasciata americana ed e' pieno di polizia. Ci avviciniamo di nuovo e un tipo mi domanda se sono americano.
- "No, Italiano e non vado al Mcdonald's".
- "Comunque sta' lontano che si vede che sei straniero e stanno cercando gli americani".
Chiudiamo il discorso, la festa e' finita, me ne torno in ostello.
Budi mi segue e gli dico che non serve, so arrivarci da solo, ma insiste. Prima di arrivare gli chiedo se vuole mangiare qualcosa, dice di no. Prima di lasciarci gli do' le 5000 rupie che aveva dato al custode e mi dice che non e' abbastanza, deve tornare in pulmann. Pensiero: siamo a 5 minuti a piedi da dove ci siamo incontrati e il pulmann costa 2000 rupie.
- "Sei venuto con me per soldi? Credevo fosse per parlare inglese", gli chiedo.
- "No, no..non importa".
Decido di dargli qualcosa lo stesso ma ho le ultime 20.000 rupie in un'unica banconota.
- "Andiamo cambiarle", gli dico.
- "No, fa lo stesso, sara' per un'altra volta..", e se ne va.
Adesso sono in ostello e mi chiedo se il posto e' sicuro. Se leggerete queste righe, lo e'.