Riflessi - capitolo 1.2
10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto.
E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...
RIFLESSI
CAPITOLO PRIMO, parte seconda
Vide gli alberi che costeggiano la strada con le foglie mosse dal vento e una coppia che camminava lentamente. Poi si voltò ancora verso di lei. Non c'era più. La scorse mentre s'incamminava verso la riva sinistra. Decise di seguirla senza sapere troppo il perché. Prese per la Rue de Seine, una stradina abbastanza stretta che porta al Quartiere Latino, camminava e si guardava attorno. Francesco Pensò che forse era un turista. Tre ragazzi che venivano dalla parte opposta la incrociarono. Uno di loro le disse qualcosa senza fermarsi, poi si misero a ridere. Arrivati all'altezza di Francesco che si domandò cosa le avessero detto, avevano già cambiato discorsoLei, intanto si era fermata davanti alla porta di un locale e guardava all'interno. Poi entrò. Francesco affrettò il passo ed entrò anche lui, ma non la vide. Era una specie di paninoteca, davanti al banco c'erano delle scale, pensò che era sicuramente salita. Dopo aver ordinato una birra salì le scale e la vide seduta ad un tavolo presso la finestra. Si sedette alle sue spalle e si mise ad osservarla. Stava mangiando un panino e non aveva ancora cominciato a bere il vino. Guardava fuori della finestra. Non c'erano altri clienti. In quel momento si accorse della musica che suonava: "Pagliacci" di Leoncavallo. Forse la stava ascoltando anche lei, o forse non se ne accorgeva nemmeno. Francesco quella musica la conosceva. Pensò che avrebbe potuto rivolgerle la parola, ma non lo fece. Restò lì a guardare la schiuma della birra e a giocare con le briciole che il cliente precedente aveva lasciato sul tavolo. Si rese conto che non era dell'umore adatto per rischiare, parlandole, di essere mandato al diavolo. Avrebbe dovuto essere allegro e interessante, fare delle battute o parlare di qualcosa. Ma in quel momento non se la sentiva. Ciò nonostante restò. Intanto lei aveva cominciato a scrivere qualcosa in un libriccino verde. I suoi lineamenti erano delicati. Avrebbe voluto vedere il colore dei suoi occhi. Scrisse per circa un quarto d'ora. Francesco si alzò prima di lei ed uscì dal locale. Andò a nascondersi dietro un angolo e aspettò, poi riprese a seguirla.
1 commenti
travel · 20 dicembre 2007
Decisamente piu' romanzata come lettura. Si percepisce una certa tranquillità. Ora, invece, scrivi in maniera piu' diretta, rude, esplicita...e si nota un po' di fretta tra una riga e l'altra.