Riflessi - capitolo 1.1
10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto.
E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...
RIFLESSI
CAPITOLO PRIMO, parte prima
Quella sera di fine luglio il vento soffiava tiepido a Parigi. Francesco si trovava sul Pont des Arts ed osservava la gente passeggiare. Nessuno sembrava aver fretta. I turisti ed i Parigini, così diversi sotto il sole di mezzogiorno, formavano un tutt'uno armonioso che conferiva a quel luogo un'atmosfera di vacanza e riposo. Appoggiato al parapetto di legno del ponte, Francesco guardava la Tour Eiffel mentre ascoltava i passanti dietro sé parlare lingue sempre diverse. Era mezzanotte. Un gruppo di ragazzi seduti per terra ad una decina di metri di distanza suonava la chitarra e cantava una canzone che non conosceva ma la cui melodia, triste e rassegnata, non tardò a fargli un certo effetto. Dopo un po' in infatti si sentì triste anche lui. "Ma non é colpa della musica", pensò. Quella sera si sentiva un po' strano. Si ricordò che qualche ora prima, mentre era seduto ad aspettare il métro, non si era nemmeno accorto che era passato un treno, la gente ne era scesa, altra era salita e il treno era ripartito. A cosa aveva pensato in quei pochi secondi? L'aveva dimenticato. Il cielo era limpido, le luci della città rischiaravano alcune nuvole lunghe e strette, immobili e lontane, e le coloravano di un rosso vago, quasi rosa, mentre un aeroplano si spostava impercettibilmente attraverso lo schermo nero del cielo. Le stesse luci impedivano alla maggior parte delle stelle di essere visibili, ma Francesco riusciva comunque a scorgerne qualcuna. Poi, ad un tratto, il suo sguardo cadde su di una ragazza. Era appoggiata al parapetto del ponte a qualche metro di distanza e guardava l'acqua della Senna. Sembrava triste. Era in jeans, maglietta bianca e scarpe da ginnastica. Non aveva orecchini né trucco. Benché non riuscisse a scorgerne perfettamente i lineamenti, Francesco si disse che era bella. La musica terminò in quel momento e Francesco vide i ragazzi andarsene. Un Bateau-mouche passò sotto il ponte e li illuminò con le sue potenti lampade rivolte verso l'alto. La guardò mentre sorrideva leggermente, inondata di luce, con gli occhi chiusi. Quando tornò la semioscurità ella riaprì gli occhi. Francesco ebbe paura che potesse accorgersi di lui e guardò dall'altra parte.