Riflessi - capitolo 2.4
10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto. E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...
RIFLESSI
CAPITOLO SECONDO, parte quarta
Ripresero la Rue de Seine e passarono davanti al locale della sera precedente, si guardarono per un attimo, lei sorrise. Francesco si lasciava guidare come un bambino guardando Parigi scorrergli davanti agli occhi come se fosse stata la prima volta. Questa volta passarono per il centro del Quartiere Latino, nelle vetrine dei ristoranti erano esposte varie pietanze, un venditore di panini greci stava tagliando dei pezzi di carne da uno spiedo verticale e intanto parlava in arabo con un cameriere che stava davanti alla porta del proprio locale, dall'altra parte della strada. Più in là c'era un gruppetto di persone che ascoltavano una ragazza bionda che cantava, accompagnata alla chitarra da un ragazzo. Sul marciapiedi opposto sedevano tre ragazze. Una di loro lo colpì per la sua bellezza. Stava fumando. Avevano lasciato il Ponte des Arts da una quindicina di minuti e Francesco non sapeva ancora dov'erano diretti, ma non volle chiederglielo. Poi arrivarono all'albergo, lei si fermò e lo guardò negli occhi. Anche lui la guardò sentendosi un po' sperduto. Entrarono, chiese la chiave al ricezionista che nonostante l'evidente sforzo, non riuscì a nascondere la malizia del suo sguardo, cosa che mise Francesco un po' a disagio. Arrivarono davanti alla porta della sua camera, lei la aprì e lo fece entrare per primo. -"Vuoi qualcosa da bere?", gli chiese. Questa domanda, non certo inattesa, rientrava nel cliché. Immaginò il ricezionista che sorrideva. Rifiutò. Pensò che forse lei voleva fare l'amore. Si accostò alla finestra e guardò fuori. Vide il luogo in cui la sera precedente si era soffermato. Era più o meno la stessa ora. Sorrise, poi si voltò a guardarla. Era seduta con le gambe incrociate sulla poltrona, le mani tenevano un bicchiere all'altezza dei piedi. Lo guardava sorridendo. Andò a sedersi sulla poltrona accanto alla sua. Pensò che sarebbe successo quello che doveva succedere. Forse avrebbero fatto l'amore, forse no. Lui però non voleva cominciare. Si era lasciato trasportare e gli era piaciuto. Non voleva prendere in mano la situazione, era bello abbandonarsi. Lei si alzò, si accostò davanti alla finestra e rimase immobile senza parlare. Guardava fuori. Francesco respirò a fondo. Il flusso del tempo era come rallentato. Si sentiva in perfetta sincronia. Ascoltava i secondi passare sulla sua pelle, né troppo piano né troppo in fretta, accarezzandolo. Lei aprì la finestra e Francesco esaminò con attenzione ogni movimento del suo corpo. Poi chiuse gli occhi in attesa dell'aria fresca che stava per entrare. L'aria arrivò e la respirò. Fu come bere dell'acqua fresca. Francesco fu preso da un senso di nostalgia e un'immagine si materializzò nella sua mente: si vide bambino mentre giocava a pallone in un campetto dietro casa sua e respirava la stessa aria. Quindi si alzò e si accostò a lei. Guardò giù, in strada. Si girò verso di lei e vide che era assorta, non si accorse che la guardava. Si tenne in mente il suo profilo mentre osservava il muro del palazzo antistante l'albergo.
2 commenti
ilcujo · 21 gennaio 2008
Io insisto per la pubblicazione...
admin · 21 gennaio 2008
lasciami finire di pubblicarlo qui :)