TriplucaVivere viaggiando

28 febbraio 2008 · I miei libri Riflessi

Riflessi - Capitolo 5.1

Riflessi10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto.
E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...

RIFLESSI

CAPITOLO QUINTO, parte prima

A dicembre ebbe due settimane di ferie e decise di andare a Londra. Vivere a Parigi é caro e un barman non ha soldi da buttare. Così decise di andare in autostop, per risparmiare qualcosa da spendere in modo diverso. A Londra aveva un amico che lo avrebbe ospitato. Non lo avvisò che stava per arrivare, tanto era sicuro che non ci sarebbero stati problemi. Prese il métro e scese a Porte de La Chapelle, le foglie avevano già cominciato a cadere e dovette infilarsi i guanti per proteggersi dal freddo. Gli automobilisti vedevano così un ragazzo infreddolito con un cartello con scritto "Calais" in mano, ma non si fermavano. - "Questa é la regola", pensava Francesco, "la gente dà solo se riceve qualcosa in cambio". Ma per fortuna c'é chi é disposto a dare un passaggio in cambio di qualcosa di diverso dai soldi. E le cose che un autostoppista può dare sono tante: compagnia, la soddisfazione di aver aiutato qualcuno, qualcosa da raccontare, qualcuno con cui parlare per non addormentarsi, confidenze ad uno sconosciuto, consigli sulla strada...chissà perché la gente si ferma così spesso davanti ad un pollice alzato. E' bello sapere che anche se non hai soldi in tasca e sei a piedi a centinaia di chilometri da casa, basta che tu ti metta in parte alla strada, e qualcuno di porterà avanti, ti parlerà e alla fine ti saluterà. E il bello é che non domandi, nessuno é costretto a dirti di no.

In tre passaggi Francesco era arrivato a Calais e si trovava di fronte alla Manica.
La attraversò grazie ad una coppia di anziani che lo fecero montare in macchina prima dell'imbarco.
In cambio ottennero un biglietto per il Duty Free in più. Era già sera.
Dopo un'ora di traversata scese a piedi. Era in Inghilterra e pioveva.
Aspettò un paio d'ore in un bar dove bevve il primo té inglese.
Quando ormai non pioveva più  era notte.
La notte é un problema se non sei nel posto giusto.
Restò nel bar fino a mattina senza dormire, verso l'alba si rimise in viaggio ed arrivò a Londra, al métro, verso le due del pomeriggio.

Tirò fuori un pò di moneta inglese e chiamò l'amico, Luciano, a casa.
Rispose qualcun altro, una ragazza, che gli diede il numero del pub dove lavorava.
Lo chiamò e Luciano gli disse di andare a casa a lavarsi e poi di passare al pub perché lui avrebbe lavorato fino a tardi. Francesco andò, gli aprì una bella ragazza che gli mostrò la camera di Luciano che intanto l'aveva avvisata, si lavò e si fermò a parlare con lei.
Si chiamava Jerry, era inglese di Liverpool e a Londra studiava Legge.
Decisero di andare a fare un giro assieme.
Francesco Londra la conosceva già, ci aveva abitato due anni prima. Andarono al Regent's Park e si sedettero sull'erba, vicino ad uno stagno.
Parlarono di tutto. Jerry non era mai stata in Italia. In realtà era stata solo in Irlanda, da piccola.
Le disse che le sarebbe piaciuto andarci. Francesco la invitò a Parigi, lei promise che ci sarebbe andata sicuramente.

Si sentiva bene, gli piaceva parlare con lei.
Uno scoiattolo si avvicinò e Jerry gli diede un pezzo di cracker, si divertirono a guardarlo mangiare.

Francesco aveva un bisogno assoluto di incontrare continuamente gente nuova.
Era l'unico modo per sentisi veramente vivo. Non gli interessava stabilire dei rapporti duraturi.
Voleva stringere la mano, fare una battuta, andare a bere qualcosa, fare una festa, giocare a calcio, andare a vedere un film, invitarli a casa sua a mangiare pastasciutta e magari bere un po' troppo vino, raccontarsi delle barzellette e ritrovarsi per terra a ridere fino alle lacrime.

Oppure, andare in giro per la città, chiamare qualcuno al telefono, presentarlo agli altri e così via.

E uno dei più grandi piaceri era fare in modo che la gente si incontrasse tra di loro.
Vedeva nascere delle amicizie e a volte degli amori, grazie a lui.
Ed era come piantare un fiore e dare un po' di calore al freddo della città.