TriplucaVivere viaggiando

11 marzo 2008 · I miei libri Riflessi

Riflessi - Capitolo 5.3

Riflessi10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto.
E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...

RIFLESSI

CAPITOLO QUINTO, parte terza

Finirono la serata dietro un bicchiere di birra in un pub. Parlarono di altre cose, delle solite cose. Quella conversazione rimase isolata e entrambi potevano pensare che fosse già stata dimenticata, ma così non fu, almeno per Francesco. Durante il ritorno, con un bus notturno, non parlavano più. Entrambi avevano gli occhi chiusi e sembrava dormissero. Francesco pensava a quella conversazione e pensava a come viviamo a livelli diversi. Parliamo di cose superficiali e abbiamo paura di andare un po' a fondo. Perché? Spesso é paura della retorica. Una delle cose più belle dell'amicizia é la mancanza di retorica, il parlare schietto. E con questo si evitano certi argomenti difficili da affrontare senza retorica o senza espressioni troppo dure che non riescono a rendere il significato. Si é talmente abituati ad un linguaggio che non si riesce a comunicare ad un altro livello. Così ci si ritrova a parlare di niente e a pensare ad altro. Due conversazioni si svolgono contemporaneamente, una con l'amico, l'altra con se stessi. La domanda é una, le risposte sono due. Una per l'amico, una per se stessi. Spesso sono in contraddizione aperta. Ma é meglio così che ammettere le proprie debolezze, esporle allo scherno. Questo succede agli innamorati, che hanno paura di ammettere di esserlo, per non essere presi in giro, sapendo che fa male. E spesso é meglio non dire assolutamente niente, perché se tutti sanno della tua sofferenza, essa sarà maggiore, amplificata dalla curiosità, compassione o persino indifferenza degli altri. Così non parli, a volte stai zitto e dal tuo silenzio si capisce comunque la tua sofferenza.

Così a volte ti ritrovi al bar, a parlare di tutto e di niente, e ti nutri di quelle parole vuote come di un anestetico al tuo dolore. Sono parole vuote certo, ma ti aiutano a ricordare che non esiste solo lei, ma anche altre cose, come le battute, il calcio, il lavoro, il sesso, il divertimento, le vacanze.

Tutte cose inutili senza di lei, certo, ma esistono. E chissà che tu non ti accorga che esistono anche altre ragazze. Cosa? Altre ragazze? No, solo lei può darmi ciò che ho avuto. Ma intanto comincia una discussione anche interiore. E mentre un amico parla dell'incidente che ha visto ieri, ad un tratto qualcuno ti chiede: "l'hai più vista la...", e pronuncia quel nome. E quel nome apre la porta a ciò che hai dentro, e ti sembra che tutti possano vedere e leggere quello che stavi pensando, quello che provi, e hai paura. Se sei bravo riesci a difenderti, fai finta di niente, altrimenti balbetti qualcosa sperando si cambi discorso.
A questo pensava Francesco facendo finta di dormire. E si rese conto di quanto spesso facciamo finta di qualcosa solo per non dover dare spiegazioni che non siamo tenuti a dare.

2 commenti

  1. ilcujo · 14 marzo 2008

    deh bélin c'hai beccato in pieno!!

  2. annabox · 18 marzo 2008

    ciao ho letto il tuo link su quellicheilpc e su Paolo e sono venuta a dare un'occhiatina. Bel sito complimentoni.