Riflessi - Capitolo 9.2
10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto. E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...
RIFLESSI
CAPITOLO NOVE, parte seconda
Il treno arrivò a Barcellona verso sera. Appena messi i piedi sulla banchina della stazione sentì l'odore del mare giungergli alle narici nascosto tra i cento altri odori della città, dello smog, del cemento, Ma era un odore inconfondibile, come una nota di basso che gli altri strumenti non riescono a coprire per quanto forti possano essere.
Si incamminò con lo zaino in spalla e uscì dalla stazione, chiese un pò in giro dove potesse esserci un ostello e gliene indicarono uno sulla Rambla. Lo raggiunse a piedi passando attraverso le strade trafficate di macchine e i viali pieni di persone che passeggiavano.
Gli sembrava Parigi ma con una spensieratezza in più e una preoccupazione in meno. Arrivò all'ostello dove un ricezionista stanco gli assegnò un letto in uno stanzone da dodici persone. Entrò nella stanza dove c'era solo un ragazzo che si era appena fatto la doccia. Lo salutò e appoggiò lo zaino sul letto.
-"Da dove vieni?", gli chiese in inglese il ragazzo.
-"Sono appena arrivato da Parigi, fresco fresco".
-"Un bel viaggio!"
-"Sì, infatti sono stanco morto", rispose Francesco.
-"Fatti una doccia e vedrai che starai subito meglio"
-"Sì ma preferisco dormire adesso che non c'é nessuno".
-"Bé, la stanza é quasi vuota"
-"Ne basta uno che russa per svegliare tutti!"
-"Già", disse il ragazzo.
Per un pò non parlarono continuando a sistemare i bagagli, poi Francesco gli chiese:
-"Tu cosa fai adesso?"
-"Mi devo trovare con una ragazza inglese che ho conosciuto questo pomeriggio"
-"Carina?"
-"Abbastanza"
-"Bé, buon divertimento, che fate?"
-"Credo che andremo al Magnum..."
-"Cos'é?", chiese Francesco.
-"E' una serie di discoteche che si trovano alla fine della Rambla. Non é male come posto.."
-"Tu di dove sei?"
-"Di Los Angeles", disse. Poi si mise le scarpe e lo salutò:
-"A più tardi!"
-"A più tardi..."
Francesco Salì sul letto e si distese con gli occhi chiusi. Ascoltò il proprio respiro e pensò alla strada fuori dalla finestra. Vide delle vetrine e della gente che passeggiava. Poteva sentirne le voci. Immaginò una coppia a braccetto.
Poi fissò la propria attenzione sul suono dolce della lingua spagnola, o catalana che fosse. Era un suono senza angoli né precisione, senza nero, bianco o grigio, una serie di colori caldi che si rincorrevano in tondo dove niente era definitivo o impossibile, sentiva che tutto era possibile e nulla sicuro. Provò subito simpatia per quella gente, si disse che ci sarebbe andato d'accordo.
Sentì dell'aria fredda entrare dalla finestra che cominciava a cigolare. Un temporale si avvicinava. Ebbe voglia di avere un ragazza accanto a sé per ascoltare la pioggia cadere insieme a lei, stringerla sentendone la pelle calda sulla sua e parlarle nelle orecchie senza guardarla, immaginandola come se fosse lontana e poi guardarla e vedere che era vicina. Aprì gli occhi e non c'era nessuno. Scese dal letto e si avvicinò alla finestra, aveva cominciato a piovere e non c'era già più nessuno per strada.
Guardò la pioggia bagnare il palazzo di fronte e si ricordò della camera d'albergo dove era stato con l'australiana.
Aveva fatto male a non fare l'amore? La ripensò bella e dolce e si disse che un giorno l'avrebbe rivista. Pensò di scriverle una cartolina ma cambiò idea quando si rese conto che sarebbe stato come suonare una nota in armonia ma un pò troppo scontata nel contesto di una canzone troppo bella.
Scese giù, nella stanza comune.
Entrò e vide che c'erano parecchie persone. Aveva voglia di parlare con qualcuno e si sedette sul divano. C'erano almeno sette persone e stavano parlando tra loro ma non sembravano fare parte dello stesso gruppo. Parlavano in inglese e Francesco capì che due di loro erano americani. Una ragazza gli chiese:
-"Di dove sei?", e tutti lo guardarono.
Francesco sorrise e disse:
-"Italiano, di Venezia"
-"Sei solo?", gli chiese ancora la ragazza con uno spiccato accento francese".
Aveva i capelli biondi e un viso singolare, un pò appuntito ed armonioso.
-"Siamo tutti soli nella vita", disse scherzando.
Gli altri risero.
-"Non hai un accento italiano", disse l'americano.
-"Abito a Parigi... ce l'ho francese?"
-"No, non lo so...non saprei definirlo"
-"l'importante é capirsi", intervenne uno spagnolo dalla faccia simpatica.
Francesco si alzò e disse:
-"Io sono Francesco" e strinse la mano a tutti guardandoli negli occhi. Era solo e aveva voglia di compagnia, quindi si sentiva più socievole.
-"Qualcuno ha voglia di andare a bere una birra?", aggiunse poi.
-"Noi stiamo andando al Magnum, vuoi venire con noi?", chiese l'americano.
-"Volentieri!", rispose Francesco.
-"Stiamo solo aspettando un'amica, poi andiamo"