Riflessi - Capitolo 9.3
10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto. E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...
RIFLESSI
CAPITOLO NOVE, parte terza
Nessuno disse più nulla e nemmeno Francesco sapeva bene cosa dire. Si guardò attorno e vide che la ragazza francese era sola.
-"Tu da dove vieni?", le chiese.
-"Da Parigi, come te", rispose un pò timida.
-"Magari siamo vicini di casa!"
-"Bé, non lo so, io abito vicino ai Giardini di Lussemburgo"
-"In che via?", chiese Francesco mentre gli altri cominciarono a parlare tra loro.
-"Rue du Luxembourg"
-"C'é un Hotel che si chiama 'La petite maison'"
-"Io ci abito davanti! Conosci la zona?"
Era l'Hotel dov'era stato con l'australiana e probabilmente la porta dove si era riparato durante il temporale era quella del palazzo dove abitava la ragazza.
-"Ci passavo davanti spesso qualche tempo fa...", le disse.
-"Che coincidenza", disse la ragazza.
-"Vieni con noi al Magnum?"
-"Cos'é?"
-"E' una serie di discoteche alla fine della Rambla, ma non ci sono mai stato"
-"Vengo volentieri.."
La ragazza americana era scesa ed erano pronti a partire. Francesco si rese conto di non essersi fatto al doccia. Si incamminarono sulla Rambla e Francesco parlava con Françoise, la ragazza francese, mentre i tre americani li precedevano.
Camminando e parlando con lei ogni tanto ascoltava anche gli americani ma non capiva molto.
-"Ma cos'é che fai qui da sola a Barcellona?", le chiese.
-"Nessuno aveva tempo di venire con me e avevo una voglia matta di muovermi, e tu?"
-"Più o meno la stessa cosa..."
-"Ti piace ballare?", gli chiese la ragazza.
-"Qualche volta, e a te?"
-"Stasera ne ho proprio voglia, per fortuna che ti ho incontrato, sennò sarei ancora in ostello"
Francesco la guardò sorridendo e disse:
-"Spero che ti divertirai"
Pensò a quanto poco c'era voluto per sentirsi in armonia con lei e provò piacere. A questo andò ad aggiungersi la consapevolezza di averla aiutata e di non essere più solo. Respirò profondamente sorridendo al mare che li aspettava lì in fondo alla Rambla. Quando era in quelle condizioni di spirito Francesco spesso diceva quello che gli passava per la testa senza preoccuparsi troppo di cosa potessero pensare i suoi interlocutori o del fatto che quello che diceva non centrasse niente con i discorsi fatti fino a quel momento.
- "E' come la chimica o la cucina", disse, "alcuni ingredienti stanno bene insieme mentre altri, magari buoni se presi singolarmente, fanno schifo".
-"Di cosa stai parlando?", le chiese sorpresa Françoise.
-"Io e te siamo compatibili, come il burro e lo zucchero"
-"Non é un pò troppo presto per affermarlo?"
-"No, anzi tra un'ora potrebbe essere troppo tardi. Io e te siamo compatibili adesso, chissà domani forse no", e la guardò.
-"Ne consegue che....?", disse in modo interrogativo Françoise.
-"Ne consegue che adesso dovremmo approfittarne e stare assieme tutta la sera"
-"E domani?"
-"Domani si vedrà!"
Françoise tacque e poi disse:
-"Vuoi fare l'amore con me?"
- "E' una proposta o una domanda?", i suoi occhi caddero sul seno di lei che però non se ne accorse perché non lo stava guardando. Aveva una maglietta scollata che ne lasciava intravedere una buona parte. Non vi vide volgarità ma era come se lei gridasse "voglio vivere!" e lo esprimesse così.
-"Una domanda...", disse lei.
-"Non stavo pensando a questo. In questo momento no. Adesso voglio andare a ballare con te"
-"Anch'io", disse lei e si mise a ridere.
Un americano si girò e disse:
-"Ecco il Magnum!", con l'accento più spagnolo che gli riuscì.
Era un edificio dall'aspetto abbastanza moderno posto alla fine di un molo.
Molta gente entrava ed usciva. Entrarono e Francesco vide che si trattava di un centro commerciale. Al terzo piano c'era un bar e una pista dove la gente ballava. Non si pagava l'entrata. Andarono a sedersi e ordinarono delle birre al cameriere. Francesco parlò un pò con gli americani e si disse che non sarebbero andati a ballare prima di cinque o sei birre. Le prime arrivarono subito, ghiacciate e spumeggianti. La camminata gli aveva fatto venire una gran sete.
Fecero un brindisi veloce e avvicinarono i boccali alle labbra quasi contemporaneamente. Francesco appoggiò il boccale sul tavolo e vide che un americano stava bevendo tutto in un colpo. Lo videro anche gli altri e lo guardarono finché non ebbe finito. Questi appoggiò il bicchiere vuoto e tirò un imponente sospiro di sollievo. Francesco scoppiò a ridere seguito dagli altri e infine anche dallo stesso bevitore. L'atmosfera si era già fatta già calda e Françoise invitò Francesco a ballare. Si alzarono e la ragazza americana chiese:
-"Ve ne ordino un'altra?"
Francesco rispose di sì ed entrarono in pista.
Stavano suonando della musica dance che a Francesco non piaceva e quindi non ballava con disinvoltura. Françoise invece sembrava presa fin da subito dal ritmo. Francesco pensò che chi riesce a ballare così senza problemi ha una marcia in più, come se fosse più leggero, più lontano dalla terra e più vicino al cielo.
Si mosse un pò ma il movimento non lo aiutava a scrollargli di dosso l'impaccio. Si sentiva osservato ed era sicuro che Françoise se ne fosse accorta. Questo peggiorò le cose. Il suo cervello cercò una via di scampo e si ritrovò a pensare di fare l'amore con lei. Quanto avrebbe preferito in quel momento ballare abbracciati come si faceva una volta! La canzone finì ed Francesco andò a bersi la seconda birra, aspirò il liquido con l'avidità di chi vuole affogare quell'omino che vive nello stomaco e che ti dice "Sei ridicolo! Sei ridicolo!".
Françoise stava ancora ballando e la voce dell'omino gli appariva già più lontana. La guardava con il bicchiere in mano, ai bordi della pista. Il bicchiere gli dava sicurezza, come una sigaretta. Gli americani erano ancora seduti. Ballava come se nessuno la stesse guardando, per se stessa.
Quando i loro sguardi si incrociarono lei gli sorrise. Quel sorriso gli arrivò mentre lei era piegata sinuosamente, e lo guardava di traverso.
Fu un attimo ma si sentì turbato, ed ebbe la forte sensazione che lei volesse fare l'amore.
Le guardò il seno abbondante e i capelli che lo coprivano e che si appiccicavano al suo viso sudato.
Era eccitato e bevve l'ultimo sorso di birra vedendo l'omino nuotare impacciato nel suo stomaco.
Entrò in pista proprio mentre cominciava una canzone spagnola. Lei lo vide, gli si avvicinò e cominciò a ballargli intorno con le braccia alzate e battendo le mani, alla spagnola. Lui stette al gioco e la prese sotto la vita, ora toccandola, ora sfiorandola.
L'omino sprofondò in un rantolo e morì.
Una voce nel suo stomaco disse "chi se ne frega" e con l'altra mano la prese sotto il fianco. Erano viso contro viso e i loro corpi non si toccavano ma l'elettricità che passava dai fianchi di lei alle sue mani e al suo corpo era fortissima. Le guardò la bocca e per un attimo lei fece lo stesso. In quell'attimo il sorriso di lei era sparito per poi tornare subito. A Francesco rimase impresso quello sguardo serio senza sorriso mentre lei gli guardava la bocca. Cos'aveva provato? Perché aveva smesso di sorridere? In quello sguardo aveva visto qualcosa di molto simile all'abbandono. Era come se lei stesse cadendo e sapesse di non poterci fare nulla. Era esattamente lo sguardo di una persona che cade! La fece girare su se stessa e se la ritrovò più vicina. Aveva voglia di baciarla e sentì il cuore venirgli in gola. Le appoggiò una mano sulla schiena e la tirò a sé senza incontrare alcuna resistenza. Ora i loro corpi si toccavano completamente e la musica finì. Rimasero un attimo uniti e lei rise.