Riflessi - Capitolo 9.4
10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto. E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...
RIFLESSI
CAPITOLO NOVE, parte quarta
Sorrise anche lui e mentre tornavano a sedersi pensò che lei non avrebbe dovuto ridere, ma non seppe spiegarsi il perché. Era deluso. Sapeva che il momento più bello era passato e che ora ci sarebbe stato il cliché: un luogo appartato, un bacio, qualche parola ipocrita per dare dignità al concedersi di lei, il sesso e forse il disgusto del dopo, i rimorsi di lei, i discorsi vuoti.
Ordinò un birra e affogò anche la paura del dopo, bevve anche lei e rimase solo l'eccitazione.
Sentiva che la sensibilità del tatto sul suo viso era diminuita e aveva una gran voglia di pisciare. Si scusò e andò in bagno a svuotare il corpo e l'anima dai pensieri. Si lavò le mani e si guardò in faccia senza riconoscersi, si sorrise e poi si bagnò i capelli. Quindi tornò e si sedette a cavalcioni su di lei baciandola sulla bocca. Il sapore della birra gli piacque e la baciò ancora. Lei gli sorrideva. Poteva vedere il suo viso da molto vicino e ne fu spaventato. Chi era? Si alzò e le disse:
-"Andiamo a fare un giro in spiaggia?"
Non aveva già più voglia di baciarla, ora voleva di più.
Quando arrivarono sulla sabbia lei si tolse le scarpe, corse cinque metri più avanti e si buttò per terra a guardare le stelle, ridendo lui pensò che lì non poteva averla e le fece il solletico. Lei si alzò ridendo e lo inseguì. Finirono su delle sedie a sdraio, lei sopra lui che gli baciava il collo.
Francesco le accarezzò la schiena sotto la maglietta e lei ebbe un brivido. Gli sembrò di aver già vissuto quella scena. Tolse le mani e la baciò con violenza. Lei per un attimo ne fu spaventata, ma poi riprese a sorridere. Francesco la alzò e la sdraiò per terra e, tra gli ombrelloni chiusi nell'oscurità, si spogliarono cercando il piacere nei loro corpi sudati e giovani.
Un quarto d'ora dopo Francesco sentiva le mani di lei accarezzargli i capelli e il viso. Lui guardava le stelle mentre lei lo osservava. Si girò verso di lei e prima di sorriderle si chiese ancora chi fosse quella ragazza così vicina il cui respiro gli scaldava il collo. Ebbe un brivido di freddo.
-"Hai freddo?", gli chiese lei.
Faceva caldo ma c'era un pò di vento. Con un cenno del capo le disse di no, ebbe voglia di restare solo. Era nervoso, si sentiva ingannato. Perché tutte quelle promesse di felicità se subito dopo non ne restava nulla? La guardò ancora nuda. Non riuscì a trovare in lei la benché minima sensualità, adesso che l'aveva avuta.
-"Che facciamo?", disse lei.
Che facciamo? Non lo sapeva cosa fare e non aveva nessuna voglia di pensarci.
-"Non lo so", le disse.
-"Torniamo all'ostello"
Pensò al burro e lo zucchero, lui era il burro ed era già diventato rancido.
-"Buona idea", disse. In realtà non aveva voglia di passeggiare con lei. Non aveva voglia di parlare. Voleva solo pensare, voleva andare sul molo e scrivere qualcosa. Ma non aveva carta e penna e non sarebbe riuscito a procurarsele a quell'ora.
Non si alzarono. Lei si riavvicinò a lui e cominciò a baciarlo sul collo. Lo baciò in bocca ma lui non ricambiò. Aveva ceduto al bisogno ma non voleva sprecare anche i baci. Baciava, inconsciamente, sempre il meno possibile.
Dopo qualche minuto il contatto del corpo nudo di lei lo eccitò e fecero ancora l'amore. Francesco si muoveva come un disperato alla ricerca di qualcosa che sapeva di non poter trovare. Alla fine, un attimo dopo il piacere si disse "Tanto rumore per nulla", si lasciò cadere e sorrise verso il cielo dove si immaginò Dio che lo guardava e rideva. Pensò: "Ci hai proprio fregati!". Fece uno sbotto di riso di cui lei non si accorse.
Dopo un pò si alzarono e si incamminarono. Lei volle prendergli la mano ma lui ne ebbe paura e trovò una scusa, andò a comprare due panini e due bibite e camminarono con le mani occupate.
Arrivati all'ostello lei volle il bacio della buonanotte. Fu un bacio veloce e ipocrita. Si salutarono e appena lei fu salita Francesco tirò un sospiro di sollievo e andò a buttarsi sul divano della reception a leggere una rivista.
Dopo un pò, visto che non arrivava nessuno, andò a dormire in mezzo ad un esercito di russatori professionisti. Non si era ancora fatto la doccia.
Il mattino si svegliò tardi nonostante la maggior parte della gente fosse uscita. Andò a lavarsi e restò sotto l'acqua calda della doccia per parecchio tempo. Si asciugò, si vestì e andò a fare colazione al bar di fronte. Un caffé con latte e una brioche lo misero subito di buon umore e lo spinsero in giro per la città sotto il sole. Camminò un pò a caso fino a mezzogiorno quando cominciò a fare caldo. Si sedette su di una panchina sotto un albero e guardò la gente passare. Vide Françoise avvicinarsi quando era ancora lontana. La osservò camminare verso di lui ancora inconsapevole della sua presenza. Quando si accorse di lui sorrise, ma non affrettò il passo e lo salutò andando a sedersi accanto.