Il ritorno del guerriero
Ne parlo o non ne parlo? Ma si' dai che tanto chi mi conosce? Se siete dei lettori fedeli vi ricorderete della via Lucemburska a Praga, quella dove ho passato alcuni giorni con una ragazza. Bene, quella ragazza abita a Opole, tra Cracovia e Breslavia, che per molti non vorra' dire niente ma in pratica stiamo parlando della Polonia del Sud, che sara' anche del sud ma fa un freddo boia. Prima di iniziare: non ci sono sue foto qui e non sto parlando di Kasia della quale invece foto ce ne sono.
Allora per farla breve quella storia e' finita quando lei ha deciso di sposarsi con il suo ragazzo invece che legarsi a un viaggiatore instabile come me. Il fattaccio accadde piu' di due anni fa e da allora non ci siamo piu' visti ne' sentiti anche se io ho continuato a pensare a lei per parecchio tempo. Non ero sicuro di volerla vedere, ma poi ho deciso di applicare la regola: "se una cosa ti fa paura, falla" e sono andato a cercarla. Volevo farle una sorpresa e sono andato dove lavora. Mi pare di aver gia' accennato al mio leggendario senso dell'orientamento...dopo due ore in giro per una citta' sotto una tempesta di neve ho ceduto e deciso di telefonarle. Parcheggio la macchina, prendo la carta telefonica, mi incammino verso la cabina, inserisco la carta..il numero non e' valido! Bisogna aggiungere una cifra..ma quale? Devo chiedere a qualcuno...ma la carta non esce! KURWA (parolaccia polacca)!!!!!!! E' la seconda che mi fregano 'sti maledetti telefoni! Mi fermo un attimo e cerco di leggere il messaggio, guardo il cielo e rifletto: la neve, il numero sbagliato, la carta mangiata...segni del destino che mi dicono:"lascia perdere...guarda avanti....fiuuuuu (rumore del vento), torna a casa...fiuuuu".
Sto quasi per cedere ma mi dico che sto guardando avanti e poi proprio non le sopporto le paure, le devo affrontare. Chiedo per la posta, ci vado, rischio tre volte di scivolare sul ghiaccio, compro la carta, entro nell'universita', guardo gli annunci e vedo che i numeri adesso hanno tutti un 4 davanti. Entro in cabina, compongo il numero, risponde una voce. Chiedo di lei. Quando mi sente per qualche secondo non parla, poi mi invita ad andarla a trovare. Mi spiega come fare, sono dieci minuti in macchina. Un'ora e mezza dopo sono ancora in giro sotto la neve in una citta' i cui abitanti non conoscono i nomi delle vie. Alla fine chiedo ad un taxi di portarmici. Mentre lo seguo sotto la neve penso all'incontro cosi' spesso immaginato. Nei miei pensieri era roba da film in bianco e nero con una musica epica a sottolineare l'evento, i nostri sguardi che si incrociano dopo due anni e l'emozione dei ricordi. Invece succede cosi': il taxi si ferma, mi fermo anch'io. Scendo, la vedo che aspetta fuori dalla porta. Le grido: "aspetta che pago il taxi". Lo pago e se ne va. Nel frattempo lei si avvicina alla macchina, andiamo verso dentro, poi torno indietro e chiudo la macchina. Niente sguardi focosi, neanche un abbraccio. La seguo nel suo ufficio, sulla porta il suo nome e un nuovo cognome. Mi prepara un caffe'. Mi sembra di essere nella scena di "Cast Away" il nuovo film di Tom Hanks che si perde nell'isola deserta e quando dopo quattro anni torna la moglie si e' risposata. Lui va a trovarla e lei gli prepara il caffe' dandogli le spalle. E' nervosa ma felice di vedermi. Credeva che non mi sarei piu' fatto vivo, per orgoglio. Venerdi' notte ha sognato il nostro incontro. Non sapeva che fossi in Polonia. Anch'io l'ho sognata e forse proprio venerdi' notte. Pazzesco.
Passano due ore durante le quali cerca di spiegarmi il motivo della scelta. Parla del suo bisogno di sicurezza, che io non potevo darle. Penso e non dico che la sicurezza e' solo un'illusione, che la vita e' movimento, cambiamento, ma so gia' che ragiono da viaggiatore e che non riusciro' a farmi capire, specialmente in polacco. Parliamo di Adam Malys (il saltatore dal trampolino), siamo interrotti dai colleghi che entrano ed escono, le dico che non ci siamo capiti in quei giorni decisivi. E' nervosa, i suoi gesti sono quelli di sempre, taglia la carta della cioccolata con una forbice, la guardo mentre non parla di niente e capisco che non e' cambiato niente anche se e' cambiato tutto. Le dico che ho capito cosa voglio fare:
-"Cosa?"
-"Viaggiare e scrivere"
Resta in silenzio, immagino pensi che lo sapeva che non era una vita tranquilla quello che volevo. Forse e' anche delusa, sperava tornassi piu' calmo, magari per riprenderla? Probabilmente sono solo trip miei. Le parlo dei miei siti, ne era al corrente ma non ha mai voluto vederli, non vuole vedere le ragazze che ho conosciuto. E' sempre stata gelosa del mio passato. Non e' cambiato nulla anche se e' cambiato tutto.
Sono gia' le tre, devo andare. Mi alzo, mi metto il giubbotto ormai da barbone, la sciarpa e la abbraccio. Mi stringe forte e mi bacia sulla guancia, io non lo faccio per evitare una pericolosa escalation. Ci resta male e farfuglia qualcosa riguardo al fatto che sono orgoglioso. La bacio sulla guancia anch'io. Sorride e dice:"parlavo proprio di questo". Uno a uno palla al centro.
Salgo in macchina, mia fedele compagna, e mi allontano sotto la neve mentre lei saluta dalla finestra. Volevo la scena da film? L'ho avuta.
Al volante assaporo il gusto dolce-amaro di un incontro senza sorprese, solo conferme, il gusto di una storia che ha voluto essere perfetta e non finire annacquata dalla quotidianita' e dalle incomprensioni. Una storia bellissima che un giorno dovro' scrivere ma per la quale pago il prezzo dell'unicita' un po' come un grande pittore non riesce piu' a ripetersi dopo aver dato alla luce il proprio capolavoro. Perche' se si possono vivere due storie cosi' in una vita sola allora forse non erano proprio cosi' eccezionali come sembravano. E mentre percorro quella strada cosi' familiare mi prende un senso di completezza, di totale perfezione, perche' se nel mondo i burattini sono stati piazzati in luoghi diversi e l'apparenza e' quella della separazione, in realta' siamo vicini ad un altro livello, quello spirituale, e questo mi basta tanto che non lo cambierei con una vicinanza solo fisica. Spero cosi' di aver riguadagnato qualche accesso femminile al sito, eh eh eh !!! Comunque tranquilli che sto bene, contento, tranquillo, rilassato, tutto ok.
Mentre guido verso Brno mi rendo conto che anche se in chiesa non ci vado un posto molto simile l'ho trovato proprio qui in macchina, mentre a 120 all'ora volo sull'asfalto, ascolto la musica e i miei pensieri volano liberi come in nessun'altra situazione. Le ore passano, il cielo si fa scuro, ad un tratto vedo le luci di Brno. Fine della messa. Sono arrivato all'ultima tappa del mio viaggio.