Life Agile Development
A volte il software può insegnare a vivere. Altre volte invece serve a capire che una scelta apparentemente non logica é forse più logica e sensata della scelta classica.
L'approccio classico al software é questo:
- scrivi le specifiche nel massimo dettaglio prevedendo tutte la possibili variabili e specificando tutte le funzioni.
- Affida il lavoro a dei programmatori e fai in modo che seguano le specifiche.
L'approccio Agile, invece é questo:
- scrivi solo l'obiettivo generale, l'idea. Abbi chiaro che servizio offri agli utenti e specifica solo le funzioni di base.
- Affida il lavoro a dei programmatori
- Lancia sul mercato molto presto e, imparando dalla reazione degli utenti, sviluppa mano a mano.
L'approccio classico è un retaggio dell'era dei CD. Si doveva scrivere un programma, metterlo su CD e spedirlo.
Ogni modifica successiva era difficile e costosa.
Come risultato delle previsioni forzate, quasi sempre, una gran parte delle funzioni create erano inadatte allo scopo o ne mancavano alcune o altre.
Insomma ci si era fatti un sacco di idee a tavolino, si era creato uno schema e alla fine si era prigionieri dello schema.
Con l'avvento di internet é diventato possibile sviluppare un pò alla volta e infatti una parte sempre più importante di applicazioni internet nasce e cresce così.
Se volete leggere un bel libro sull'argomento, provate GettingReal.
Se portiamo questi due schemi nelle scelte di vita, ecco che lo schema classico é:
- Studia, lavora, risparmia, fai il mutuo, fatti la famiglia ecc...
mentre lo schema Agile é:
- fai quello che hai voglia di fare adesso e man mano si vedrà.
Ora, di solito si é sempre considerato il primo approccio quello serio e sicuro, mentre il secondo quello che porta a un futuro da barboni.
La notizia che dò al popolo oggi é che forse non é così.
Forse il programmare troppo la propria vita non la rende più sicura.
Forse definire un obiettivo con 10 o 20 anni di anticipo rischia di renderne la realizzazione inutile o non corrispondente alle esigenze successive.
Forse, senza nemmeno programmare, ma adattarsi a uno schema prestabilito, ha i suoi costi.
Come un'applicazione web cambia in un contesto internet in continua mutazione, noi, persone, cambiamo in mezzo a tante persone che cambiano in un mondo che cambia.
Forse quindi, la sicurezza maggiore non viene dall'aver deciso 10 anni fa dove saremmo stati oggi, cosa buona e giusta per carità, ma (e qui viene la pillola di saggezza gratis provided by tripluca) dal non perdere la flessibilità.
Riassumendolo in una massima del grande tripluca (più o meno, non trovo il molesquine dove l'ho scritta qualche anno fa):
"il residente é animale perfettamente adattato al suo ambiente e in quello é superiore, ma se ne deve uscire é indifeso. Noi viaggiatori siamo più completi e sopravviviamo in qualsiasi condizione, senza eccellere in nessuna."
In tempi di crisi forse conviene la seconda.
Se oltre all'aver risparmiato soldi, aver pagato un mutuo e aver portato avanti una carriera, tutte cose che portano sicurezza, siamo anche riusciti a rimanere flessibili, allora la sicurezza é molto maggiore.
Parlo di una flessibilità mentale che si riesce ad avere solo esercitandola nel tempo.
Se negli ultimi 20 anni sei stato ragioniere in una ditta e di colpo perdi il lavoro, lo shock é grande.
Se invece hai lavorato di qua e di là, imparato molte cose, parli delle lingue, e hai sempre la valigia pronta, ecco che perdere il lavoro potrebbe anche essere un'opportunità.
Meglio la casa e i soldi o la flessibilità? Nessuno, meglio un mix ragionato dei due.
Adesso c'é chi perderà il lavoro e si infilerà in un tunnel di sussidi e ricerca di impieghi simili a quello perduto, tra paura e nostalgia, supportato da una casa e dei soldi messi via.
E c'é chi salirà su di un aereo e andrà a rifarsi una vita in Thailandia o, in un'applicazione locale della flessibilità, inizierà il lavoro che ha sempre sognato.
Non é un elogio, classico, del viaggiatore, ma un puntualizzare che il nostro vagare non é solo una perdita di tempo.
Ci si vede e Bali.

1 commenti
Paolo · 8 marzo 2009
Grande post!!!
Una spiegazione limpida, chiara ed attuale del perchè essere flessibili e capaci di adattarsi sia la migliore delle cose su cui investire.
Complimenti