TriplucaVivere viaggiando

18 giugno 2008 · Riflessioni

Tu meriti solo la libertà che ti prendi

Sito sequestratoOggi voglio approfondire un concetto che si é dimostrato molto appiccicoso: il diritto alla libertà.
Più di un anno fa quella mente fertile che é Manu ne ha parlato con Irene e da quel giorno non mi é più uscito di mente.
La discussione riguardava il Chapas dove Irene spesso va ad aiutare i campesinos minacciati dalla civiltà.
Senza entrare nel merito di quella questione, voglio portare alla vostra attenzione il concetto: ognuno merita la libertà che si prende.
Questo probabilmente significa che se io non prendo la mia libertà, non la merito e non posso recriminare.
Significa anche che se ma lascio portare via, la colpa é mia che me la sono fatta portare via.
La merito solo se combatto per averla.
Il concetto non é facile da capire perché siamo abituati a considerare quello che é nostro come inalienable: é mio e se me lo porti via sei tu nel torto e io ho diritto ad averlo.
Combattere per averlo é già un'ingiustizia.
Il concetto di Manu é un pò diverso: la libertà non é tua di diritto, é una cosa che ti prendi.
Si dice che dove finisce la tua, inizia quella di un altro, per cui non esistono spazi vuoti.
Però non sempre prendersi la propria libertà significa diminuire quella di un altro: se decido di mollare tutto e viaggiare non limito la libertà di nessuno, se non quella del sistema di abusare di me.

Sembra quindi essere un prodotto che si riproduce: come le piante, la frutta e la verdura.
Ne possiamo fare quanta ne vogliamo ma se non la coltiviamo non abbiamo il diritto di lamentarci che manca la rucola in tavola.

Un'altra caratteristica che sembra rafforzare la teoria é che la libertà regalata non viene apprezzata.
Solo la libertà per la quale abbiamo lottato ci serve.
Quella che ci regalano di solito la abusiamo.
Un popolo che si lascia portare via la libertà, quindi, non la merita?
Ci sto ancora pensando, ma é comunque rassicurante considerare la cosa da questo punto di vista.
Quello che sta succedendo in Italia ma di cui pochi sembrano davvero accorgersi, é preoccupante, ma mi rilasso un pò pensando che in fondo non ci viene tolta una cosa nostra.
Ci é stata data, nel passato, da persone che hanno lottato.
L'abbiamo ereditata, e come tutti i figli di papà, stiamo scialacquando il patrimonio in quanto non sappiamo quante lacrime e sangue sono state versati per ottenerlo.

Se ce la lasciamo portare via, come minimo sono fatti nostri.

Oggi ho visto questo sito: antoninomonteleone.it, anzi, non l'ho visto, e mi si é accapponata la pelle.
Finora mi era capitato solo in Birmania, Cina e Thailandia (che aveva bloccato youtube a causa di un video offensivo per il Re, ma lo sapete che sono permalosi su quella cosa!!!), e mi ero sempre sentito fortunato perchè venivo da un paese dove le cose magari non sempre funzionano, ma almeno si può dire quello che si pensa.
Questo tipo si era permesso di pubblicare fatti noti, é stato denunciato e il suo sito posto sotto sequestro.
Dovremo abituarci a vedere siti chiusi?
A parte questo caso specifico, tutto sembra portare verso quella direzione.

Ci stiamo singaporizzando anche noi?
Com'é che la maggior parte della gente non se ne accorge e non si preoccupa?

Azzardo un paio di ipotesi:

- Nessuno crede che le cose possano degenerare realmente.
- Il consumismo opera come agente soporifero.

La prima ipotesi é comprensibile, il classico "é sempre stato così", per cui é impossibile che tutto vada in malora.
Purtroppo però le cose cambiano velocemente e continuamente e il declino economico e sociale di un paese é sempre dietro l'angolo.

La seconda ipotesi, il consumismo, é ovvia. Basta andare a Singapore per vedere come la gente é felice di barattare la libertà con il potere d'acquisto.
Per cui forse si, chi se ne frega, se volete farvela portar via, fate pure.

3 commenti

  1. Francesco · 19 giugno 2008

    Non credo che sia inevitabile combattere per essere liberi: la storia dell'umanità è piena di periodi e luoghi in cui questo problema non si poneva.
    E' però vero che oggi, qui in Italia, è raro che si abbia la percezione della melassa appiccicosa che condiziona le nostre esistenze; se vogliamo salvare noi ed i nostri figli da un futuro ancora meno gradevole del presente, è indispensabile che ci si rimbocchi le maniche.
    Credo che il modo in cui tu, Luca, affronti il problema viaggiando, sia una forma di ribellione, che ha il pregio di non essere sterile, perché hai sempre cercato di narrare i tuoi viaggi. E basta solo raccontare di altri mondi possibili, per tenere desta la coscienza di chi ti legge.

  2. giordana · 20 giugno 2008

    CIAO LUCA! ho citato questo tuo post nel mio blog.
    mi è piaciuto molto.
    un beso.

  3. omar · 24 giugno 2008

    Ciao Luca,
    niente solo per segnalarti che già nel 1844 uno spiantatissimo filosofo Max Stirner, considerato tra i teorici dell' anarco-individualismo, aveva dato forma scritta al concetto esperesso del tuo amico Manu. Se interessa metto un riferimento a dove puoi trovare in rete il testo del suo lavoro; è un bel mattone da leggere, ma a mio parere ne vale la pena.

    Ciao Omar
    www.filosofico.net/unicoeproprieta.htm