Comunisti e festaioli
Shanghai 11 Dicembre 2004
Ieri primo assaggio di vita notturna con July (l'uomo col nome di donna) e il suo amico Brian, entrambi Filippini.
Saltando da un locale chic al successivo superchic grazie al supporto di tassisti incomprensibili che pero' ci capivano sempre ho constatato che anche in Cina la vita notturna e' simile a quella in tutto il resto del mondo, cambiano solo le facce ubriache.
Il Brian che e' qui da tre settimane ma e' gia' riuscito a farsi ospitare da una ragazza, ci ha portati in un locale molto cool, dove si poteva girare con la birra in mano a guardare in giro in un'atmosfera molto easy. Al secondo piano c'erano anche degli impiegati frustrati sudamericani emigrati in Cina a suonare salsa che sembra proprio alla moda da queste parti.
Il July attaccava bottone con tutte le donne e noi si chiacchierava. Inutile approfondire sul contenuto delle suddette conversazioni, niente di molto originale.
A livello spese siamo sui 4/5 euro per entrare, 4 euro per la birra e 1/2 euro per il taxi da un posto all'altro.
Il tutto molto moderno e ogni tanto ti fermi e le tue labbra si muovono nel pronunciare un inaudibile "comunismo?".
Vabbe' ma sono i soliti discorsi, comunisti si comunisti no. Certo che se sono comunisti prevedo un dilagare dell'ideologia nei paesi limitrofi. Tutti vogliono essere ricchi.
Prima di andare a dormire siamo passati a casa della ragazze che ospitava Brian a prendere la valigia. Il giorno prima infatti era tornato il ragazzo e aveva dato l'ultimatum. Adesso Brian vive con noi e mi tocca stare a sentirli parlare in filippino. Il brutto e' che ci sono un sacco di parole in inglese e spagnolo in questa strana lingua ibrida, per cui mi tocca capire e non riesco a concentrarmi su film in Cinese che non so mai se sono in Cinese o Cantonese.
L'altro giorno e' venuto l'operaio a riparare un cassetto. Era in giacca e cravatta e ha passato piu' tempo al telefonino che al cassetto. Gli ho fatto sistemare la tazza del cesso e me la sono goduta a vederlo tutto elegante ad armeggiarci attorno.
Dico cio' per dire che qui sono tutti e sempre in giacca e cravatta, anche gli umili.