Paracurù e il Brasile tranquillo
Fortaleza, lunedi 18 agosto 2003
I giorni passati a Fortaleza sono stati una continua guerra con i vari centri di servizio Acer che adesso non sanno come risolvere il problema di mandare
il computer a San Paolo, ripararlo e tenerlo lí finche non arrivo io a riprenderlo.
Il Piano Quinquennale e la Direttiva de Consiglio Comunista del Politburo della Acer infatti prevede (dal 1965) che se un computer parte da un
posto ci deve ritornare. Il fatto che la garanzia per viaggiatori probabilmente sará utilizzata da un viaggiatore (leggi: che si sposta) che non puó aspettare 40 giorni in un posto, non é stato preso in considerazione.
Per la cronaca: le mie email alla Acer centrale sono state finora ignorate. (spero che leggendo queste righe nessuno pensi "allora mi compro un compaq", ho avuto un'esperienza anche peggiore con la compaq).
Comunque nel weekend sono andato a Paracurú a 100 km a nord di Fortaleza
dove un mio amico tre anni fa ha deciso di porre fine alla propria esistenza da 'soltero' e si é sposato. Lui, e lei, adesso sono nella produttiva Padania e io sono andato a trovare la famiglia.
Paracurú é un paese di pescatori molto bello con delle ottime spiagge e con quell'indefinibile atmosfera di 'qui non succede nulla ma va bene cosí'.
Sono stato accolto da Maria, la sorella, e suo marito Pierre, uno svizzero e dai genitori di Giaisa, la sposa del mio
amico.
Ieri, per la prima volta, ho giocato a pallone in spiaggia con dei brasiliani. Era una cosa che volevo fare da tempo e devo dire che la soddisfazione di essere all'altezza e' stata grande. La cosa che mi ha salvato e' che le partite duravano 10 minuti di orologio, poi chi perdeva usciva.
Me ne sono tornato a Fortaleza con la pelle degli alluci staccata per cui sto camminando con difficoltá.