TriplucaVivere viaggiando

5 luglio 2008 · I miei libri Riflessi

Riflessi - Capitolo 10

Riflessi10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5). L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto. E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa. Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...

 

RIFLESSI

 

CAPITOLO DIECI

 

Sul treno che lo portava a Madrid Francesco pensava alla sera precedente con piacere e un pò con colpa. La mattina infatti era partito senza aspettare Françoise, lasciandole solo un bigliettino col proprio indirizzo a Parigi. Guardò fuori dal finestrino e pensò:

-"Sto scappando...", se ne rese conto in maniera talmente decisa che non oppose resistenza alcuna per tentare delle giustificazioni.
La sera, tornando verso l'ostello, lei gli aveva chiesto se a Parigi si sarebbero rivisti. A lui apparve più che naturale e disse di sì.
Ma poi, a letto, aveva riflettuto sul tono di voce col quale lei aveva pronunciato quelle semplici parole ed ebbe paura che potessero nascondere il desiderio di un rapporto serio. La mattina appena svegliato decise di andarsene se non l'avesse vista. E non la vide.

Arrivò a Madrid nel primo pomeriggio. Appena fuori dalla stazione c'erano dei bambini che giocavano a pallone. Posò lo zaino per terra e chiese se poteva giocare. Restò con loro due ore fino a quando non se ne andarono tutti a casa.
Poi trovò un ostello nelle vicinanze della stazione e passò la serata da solo a passeggio per le vie della città. Andò a letto presto e pensò a Françoise. Ebbe voglia di parlare con lei. Chissà dov'era in quel momento. Si sentì un pò dispiaciuto per essersene andato così. Si chiese a cosa era servita quella storia ma non riuscì a rispondersi perché si addormentò subito.

Il mattino dopo chiamò Gianni a Parigi, per sentire se c'erano novità. Tutto era tranquillo ed ebbe l'impressione che si fossero già dimenticati di lui. Mentre riagganciava gli venne in mente un'immagine cara, si vide d'inverno col cappotto a passeggio per Parigi con i suoi amici, il vapore uscire dalla bocca, un bistrot dove la gente beveva la cioccolata e guardava fuori, il sorriso di una sua amica e l'aria fredda che entrava nei polmoni, la voglia di stare in silenzio ad ascoltare Jean che racconta una barzelletta.

La cornetta del telefono nelle sue mani era calda, la osservò un attimo, poi si svegliò dal sogno, e andò a prendere il metrò.
Viaggiò per un'ora cambiando più volte treno ma senza decidersi a risalire in superficie. Si lasciava trasportare e questo lo aiutava a pensare e a guardarsi attorno in modo passivo, senza partecipazione alcuna. Quando si decise a risalire si fermò nella galleria ad ascoltare un tipo che suonava la chitarra e cantava canzoni moderne. Il suono rimbombava e creava un effetto da concerto che gli piacque molto. Camminò in giro per la città e maledisse la sua ignoranza che non gli permetteva di capire quello che vedeva. Pensò che visitare una città senza conoscere la storia é come leggere un libro senza capirne la lingua.

Chiese molte informazioni e trovò la gente molto aperta e disponibile. Una signora di circa quarant'anni alla quale aveva chiesto delle informazioni su una piazza lo invitò a prendere un caffé. Lui accettò e capì solo dopo che lo stava portando a casa sua e non in un bar. Quando ormai era troppo tardi si ritrovò a salire le scale mentre lei parlava di storia e di architettura e lui incredibilmente capiva e allo stesso tempo stava valutando se la donna gli piacesse o no. Entrarono in casa e furono accolti dal marito che gli tolse il dubbio. A Francesco venne un colpo ma si tranquillizzò subito.

-"Abbiamo ospiti, Pedro!", disse la signora al marito.
Pedro salutò Francesco cordialmente e cominciò a parlare con lui di calcio mentre la signora preparava il caffé.
Francesco si sentì subito a suo agio e raccontò un pò la sua vita. Lo invitarono a restare per cena e lui accettò.
Gli raccontarono che non avevano potuto avere figli e che non erano ancora riusciti ad adottarne uno. La signora era dolcissima e a Francesco dispiacque sentire quella storia. Rimase fino alle nove di sera e poi se ne andò. Gli avevano proposto di andare a dormire a casa loro durante la permanenza a Madrid.

Lui ringraziò e disse che se fosse rimasto ancora sarebbe andato a dormire da loro e che comunque sarebbe passato a salutarli in ogni caso.
Tornò in ostello a piedi sentendosi felice per quell'incontro. Era come se Madrid lo avesse accolto veramente, non relegandolo al ruolo di turista.
All'ostello fece la triste scoperta di avere perso il biglietto del treno, forse qualcuno l'aveva rubato. Svuotò la valigia e cercò dappertutto ma non c'era più.

L'aveva nascosto talmente bene che avevano dovuto aprirgli tutta la valigia e poi richiuderla. Salì sul letto e chiuse gli occhi. Analizzò la situazione, decise che arrabbiarsi non sarebbe servito a niente e in più non ne aveva voglia, si guardò il pollice e decise che quello sarebbe stato il suo nuovo mezzo di trasporto. Un ragazzo entrò in quel momento e lo vide ridere da solo.

Per chissà quale associazione di idee decise di andare a visitare i paesi dell'Est. Gli venne voglia di vedere Praga e si addormentò tranquillo pensando a quel mondo nuovo che non conosceva e che lo aspettava.

1 commenti

  1. ilcujo · 6 luglio 2008

    no sta' 'ndar par strada francesco...

    ...but there's no somewhere else...