Riflessi - Capitolo 8.3
10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L'altro giorno l'ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e...mi é piaciuto. E' roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta...
RIFLESSI
CAPITOLO OTTO, parte terza
Non voleva lasciare un segno nella storia, diventare famoso, o ricco o chissà che altro. La vita era una grande mela e voleva mangiarla tutta, e nonostante tutto non era mai sazio.
Aveva delle pagine bianche davanti a sé, voleva scrivere un romanzo da rileggere nelle notti d'inverno, davanti al caminetto con la televisione spenta. Aveva paura di una cosa: del rimpianto, il rimpianto di non aver fatto qualcosa per paura o pigrizia. Quando si trovava ad un bivio, una strada larga e facile ma noiosa, ed una stretta e insidiosa ma allettante, non aveva dubbi, lasciava la folla seguire la prima ed imboccava la seconda. E ormai aveva capito che nella strada stretta incontrava persone più vive.
C'era più vita, perché vita é movimento, e morte é stabilità.
Aveva terrore della normalità, non poteva concepire l'idea di riempire quel foglio bianco di cose noiose e banali, di renderlo un foglio uguale a tanti altri.
Diffidava dei progetti a lungo termine, e preferiva quelli a breve. Sapeva sempre perfettamente quello che voleva oggi, domani, fra una settimana, un mese e al massimo sei mesi. Più in là non si arrischiava di andare, era come inoltrarsi nella nebbia a cento all'ora a fari spenti. E non aspettava. Se aveva voglia di fare qualcosa, la faceva subito, chissà forse domani non ne avrebbe più avuto voglia e allora quella cosa non l'avrebbe mai più fatta.
Rischiava, certo, ma il rischio fa parte della vita e comunque troppo spesso l'obbiettivo é talmente poco chiaro che la parola rischio non ha quasi significato.
Cosa rischiamo? Prima di nascere c'é il nulla, poi qualcosa o qualcuno ci scaraventa nel mondo e ci impone di vivere, senza spiegazioni, senza motivo apparente e noi ci troviamo spesso sperduti, talmente sperduti da non chiederci nemmeno il perché di tutto ciò. Chi arriva a chiedersi il perché può già essere considerato una persona profonda, più vicina alla conoscenza, in ricerca.
E' assurdo, chi chiede perché e quindi non conosce la risposta, é già più avanti!
Sperduti in un mare di sensazioni, desideri, voglie, dolori e noia, sogni e delusioni cerchiamo di sfuggire il dolore e agguantare il piacere, e il primo ci insegue mentre il secondo ci sfugge. Il cielo é costantemente grigio e rare sono le schiarite che durano però solo un attimo, poi si ricomincia con l'altalena del caldo e del freddo, della fame e della sazietà, della fatica e del riposo, e si va avanti, senza senso o con un senso che ci sfugge così come il piacere e la serenità.
E la tragedia é dietro l'angolo: l'abitudine. L'apatia al grigio, la convinzione che la vita é così e non c'é niente da fare.
E' troppo facile sbagliare, troppe sono le cose. Probabilmente il concetto più chiaro é questo: ci sono troppe cose, troppe in un solo momento, troppe da analizzare, da capire, da gestire, troppe scelte da fare. Troppe cose. E perché?
E quindi qual'é il rischio se non é chiaro nemmeno l'obiettivo? Come posso sbagliare se non so dove andare? E allora forse tanto vale smettere di pensare e seguire un'altra logica, diversa da quella razionale. Forse tanto vale cercare di ascoltare più che pensare. Chiudere le porte al ragionamento e lasciare che sia un' altra cosa a guidarci: l'emozione, la sensazione, l'intuizione, la coscienza, l'attimo in cui ci fermiamo perché abbiamo visto una cosa che non c'é, un'immagine nel cervello, un profumo ricordato, un suono sentito anni fa, una sensazione d'infanzia: messaggi.
Messaggi dell'anima, come i messaggi del corpo che ci dice quando ha fame per farci mangiare, quando é stanco per farci riposare, quando é malato per farci guarire. Messaggi dell'anima, sprazzi di luce sulla strada buia del ragionamento, delle idee, delle abitudini, delle convinzioni. Sprazzi di luce che ci fanno vedere lontano, molto più lontano di qualsiasi previsione logica, al di là della conoscenza. Messaggi in una lingua che dobbiamo imparare. Tequila sunrise da ascoltare, belle ragazze da seguire.
UN ALTRO SOGNO
In quella notte prima della partenza Francesco fece un sogno. Si trovava in una città e camminava sul marciapiedi. C'era molta gente e ad un certo punto si accorse di una cosa molto strana: un uomo in giacca e cravatta stava camminando e i suoi piedi sprofondavano nel cemento! Faceva fatica come se stesse camminando nella sabbia. Il suo sguardo era triste e preoccupato e nessuno sembrava accorgersi di lui. Mentre lo guardava due ragazze venivano in senso opposto, ridevano e camminavano a mezz'aria, sembrava volassero. Incrociarono l'uomo e non lo guardarono nemmeno, come fece lui del resto.
Francesco restò a bocca aperta ma poi vide che c'erano tante altre persone che volavano o sprofondavano e che nessuno sembrava stupito. Un barbone era immerso nel cemento fino alla cintura e non riusciva a spostarsi. Francesco provò a tirarlo sù ma il barbone lo respinse malamente.
Un ragazzo che volava a due metri d'altezza lo colpì con i piedi sulla testa e si scusò gentilmente. Francesco guardò in alto e vide delle persone a qualche decina di metri di altezza.
Poi si svegliò....