Matrimonio Thai, whisky, acqua e ghiaccio - parte sesta
Seduto al tavolo, finalmente non più al centro della morbosa attenzione del popolo thailandese, mi faccio versare del whisky con acqua e ghiaccio e mi rilasso.
Attorno a me mio fratello, Manu, Andrea, Claudio e tutti gli altri.
Anche loro col whisky in mano.
Ora, sarà che ho sempre la mania delle metafore ma anche il whisky da queste parti ci mette del suo pur di essere simbolico: si beve diluito in acqua ghiacciata in un rapporto di circa 1 parte di alcool per 9 di acqua.
Al palato dà l'impressione di avere la carica alcolica della Fanta, e quindi si fa bere senza remore, con risultati immaginabili.
La simbologia sta nel fatto che anche in questo caso, come spesso in Asia, nulla é come sembra.
E quindi giù a bere questi bicchieri freschi di aranciata mangiando piatti piccanti.
La prima mezz'ora siamo tranquilli e scivolando inconsci verso il baratro quando finisce la prima bottiglia ne ordiniamo subito un'altra.
Iniziano le danze. Un gruppo suona e mezzo villaggio si mette a danzare.
Girano attorno a un centro immaginario muovendo le mani in curve più o meno aggraziate che cercano di esprimere armonia più che ritmo.
Adesso che lo scrivo me ne rendo conto. Per quello non ci piacciono i balli asiatici: cerchiamo il ritmo che non c'é e ci lasciamo sfuggire l'armonia.
A un certo punto l'illuminazione: é il mio matrimonio e secondo l'educazione impartitami dai film di Hollywood dovrei ballare con Lek.
Mi alzo, le prendo la mano e la porto verso la pista (terra battuta, non vi eccitate troppo).
Ci uniamo al circolo e per 15 magici secondi ballo con Lek.
Poi lei, vergognandosi, torna a sedersi.
Sono gli unici 15 secondi della nostra vita in cui abbiamo ballato e penso che per i prossimi 50 anni non ce ne saranno molti altri.
Quindi storici, da custodire nel cassetto dei ricordi speciali, assieme al primo bacio (non ricordo bene con chi) e al primo Mac (ah..quel giorno nel Mac point di Bangkok quando posai per la prima volta lo sguardo sulle aggraziate curve del mio MacBook....)
Dopo qualche giro di giostra torno a sedermi e a bere per rinfrescarmi.
Quando inizia il Karaoke siamo tutti cotti.
Un paio di thai cantano le loro canzoni e poi ricevono fiori in regalo da altrithai, un pò per scherzo un pò sul serio.
Siamo alla perfezione: musica, danze e fiori in un villaggio sperduto nella campagna thailandese.
Poi inizia a fare effetto il whisky ed inizia la degenerazione occidentale.
Saliamo sul palco anche noi per cantare e ballare.
Le nostre voci stonate (secondo i loro parametri) e le nostre mosse sgraziate (secondo tutti i parametri) distruggono la magia nel giro di pochi minuti.
La proverbiale tolleranza thai ci protegge da ogni rimprovero e continuiamo per ore.
Il punto più basso é quando tentiamo di cantare la "Bohemian Rhapsody" dei Queen.
E' la fine di ogni parvenza di armonia bucolica.
Il resto della serata non si é registrato bene nel mio cervello.
Ricordo quale caduta, una albero di banano che suonavo come una chitarra e altre scene vergognose.
Poi il ritorno a casa, le lenzuola nuove rosa, il soffitto di ratthan che girava e poi il sonno.
Dopo qualche settimana sono venuto a sapere che il papà di Lek, particolarmente preoccupato per le apparenze, chiedeva continuamente: "ma Luca non porta Lek a casa...? Sarebbe opportuno che la portasse a casa". E qualcuno che rispondeva "lascialo tranquillo, si diverte". E lui "ma dovrebbe portarla a casa, é così che si fa....".
Il giorno dopo mi sono svegliato uomo sposato.
Anzi, no.
Segue: la luna di miele a Java e Bali
(Leggi tutto: parte prima)