TriplucaVivere viaggiando

11 marzo 2013 · Bangkok

Il paradiso é al trentesimo piano

Graffiti a Bangkok
Graffiti a Bangkok

Sono seduto in un caffè di Bangkok e mi restano ancora venti minuti prima che si formi la brina sulla tastiera del mio fedele Mac Book Air.
Se McDonalds si é inventato le sedie scomode dove non ti puoi sedere per più di venticinque minuti prima di accusare sintomi di danni permanenti all'apparato chiappale, qui in Thailandia hanno una tecnica più avanzata: aria condizionata a livelli disumani.
Uno dei grandi misteri asiatici che hanno tenuto impegnate intere scuole di pensiero Occidentale é come sia possibile che un popolo tropicale, i cui geni si sono adattati a temperature e umidità altissime, abbia un grado di resistenza all'aria condizionata superiore al caucasico che invece, almeno secondo Darwin, é adattato a temperature sotto lo zero.
Un gene dormiente che si é risvegliato nel ventunesimo secolo?
Una prova che derivano dagli eschimesi?
O una modifica genetica preventiva per la futura conquista del mondo da parte dell'Asia sub-himalayana?

Ne disquisiva già Herman Hesse nel suo Siddharta nel capitolo dedicato ai deumidificatori dell'Annapura.
Un mistero nel mistero é come mai un asiatico-tropicale abbia freddo in Europa quando ci sono 25 gradi e un sole primaverile mentre indossa un cappotto in GoreTex e invece se la goda quando ne ha 16,5 in casa. In maglietta e con l'aria del Toshiba Artic Winter sul groppone sudato.

Quando la mattina entro in questo caffè (il "Bean Around" di Soi Rangnam) dopo i primi cinque minuti di "ah che bel freschetto", inizia il "come pungono le stalagmiti sotto le ascelle".
Dopo dieci minuti mi si forma una condensa nel cervelletto e a volte mi blocco con le mani alzate davanti alla tastiera finché un rumore di cucchiaini sbattuti non mi riporta alla realtà.

Quando alla fine mi alzo e spingo la porta per uscire, dimentico sempre di farlo lentamente. Come qualsiasi immersionista sa benissimo, il cambio di pressione può essere fatale. In questo caso il rischio sta nello sbalzo di temperatura di circa 15 gradi.
Esco e il ghiaccio nel cervelletto passa dallo stato solido a quello gassoso senza passare per il liquido.
Sento un calore/freddo che esce dalle orecchie e che fa un rumore di scorreggia.
Le bariste pensano che io sia un scorreggione e infatti le sento che mi chiamano in thai "ko long puz" e ridacchiano malefiche ogni volta che ordino il "cappuccino large hot have here".

Un altro shock é quello sonoro. I vetri antiproiettile del bar mi permettono di isolarmi in un contesto silenzioso e di guardare fuori dalla finestra la vita passare senza essere travolto dai suoi suoni. Bangkok é letteralmente invasa di supergiovani col motorino modificato che per sbarcare il lunario si mettono una giacchetta arancione e fanno i tassisti. Ma dentro sono sempre supergiovani e infatti sono spesso coinvolti e causa di incidenti adolescenziali. Anche stamattina uno si é schiantato per terra proprio davanti a me. Non si é fatto nulla ed é ripartito come se niente fosse col classico sorriso in stile "eh eh che caduta, adesso lo vado a raccontare agli amici e ci facciamo due risate."

In un cartello vicino casa c'é una foto di uno di loro morto per terra col cervello sparso sul cemento e una frase che dice "ecco cosa succede a chi corre veloce" o qualcosa del genere. E' tremenda e ci devo passare davanti ogni giorno. Fotografarne uno per educarne probabilmente zero.

In definitiva Bangkok é una città dove l'inferno é la strada e il paradiso sono luoghi artificiali che fanno dell'isolamento termale, acustico e olfattivo il loro vero prodotto.
Il top é essere al centesimo piano di qualche grattacielo, con la piscina e una leggera brezza senza smog e i rumori attutiti.
Questo grattacielo sputa fuori i sottoprodotti del suo benessere per esempio attraverso gli scarichi dell'aria condizionata.
Perché nulla si crea e nulla si distrugge: il fresco della stanza diventa maggior calore in strada.

Nessuna sorpresa quindi che tutti puntino ad arrivare in alto, lontano dalla strada.
L'ascesa sociale a Bangkok é quindi anche ascesa in senso stretto.

Sarebbe bello invece limitare l'uso delle macchine, aumentare gli standard minimi di inquinamento e rumore, potenziare i mezzi pubblici, aumentare i parchi e rendere la vita a livello strada più piacevole.
Ma se chi decide vive nelle torri d'avorio ad aria condizionata e scende solo a pochi giorni dal voto (hanno appena rieletto il sindaco di Bangkok), non credo sia possibile nemmeno sognarlo.

E quindi assistiamo con interesse all'evoluzione di questa città incredibile, orribile e fantastica allo stesso tempo e vediamo come va a a finire, sperando solo che non diventi un grande centro commerciale.

3 commenti

  1. Jobbe · 13 marzo 2013

    Si vabbè, son un mona... e alora?!!
    Comunque lo è anche chi capisce questo mio commento!!!!!

  2. Brutale 910 s · 25 marzo 2013

    Sui bus a lunga percorrenza se non si muore perché l'autista si addormenta, si muore perchè la temperatura si aggira sui -20°

  3. nick · 20 marzo 2013

    e' vero gli asiatici hanno un uso letteralmente barbaro dell'aria condizionata... pero' a forza di vivere qui anche io mi sono adeguato a questo (mi saro' mutato geneticamente?)