Matrimonio Thai - parte prima
La cultura occidentale ci insegna ad avere sempre tutto sotto controllo, capire le cose, chiedere ed agire di conseguenza.
Solo nell'infanzia siamo liberi di non pensare, e fare ciò che ci viene detto senza discutere in quanto siamo troppo piccoli per capire.
In un matrimonio thai si torna bambini: si eseguono i riti, non si fanno domande e si cerca di arrivare a fine giornata senza aver fatto troppi danni. Siamo troppo farang per capire.
La cosa migliore da fare? Ubbidire.
Il nostro matrimonio tutto sommato é andato bene, folcloristico, colorato, caotico e bucolico.
Molto lontano dalla litania cattolica in bianco e nero della mia nebbiosa terra natìa.
Devo ammettere di essermi reso conto che il mio terrore atavico del matrimonio era legato all'immagine della Chiesa, la sposa in bianco, io che dico cose in cui non credo davanti a un prete annoiato e falso come il male, e una serie di conoscenti e parenti pronti a sbranarmi con i loro commenti sul pranzo di nozze che dev'essere costato al massimo 30 euro a persona.
La stessa cosa é ovviamente successa nel villaggio sperduto della provincia di Kachanaburi di cui non ricordo il nome, solo che per grazia divina non ho imparato il thai e quindi non ho capito nulla.
Ma veniamo ai fatti con cronaca alla Pizzul:
Ore 5:30.
Sveglia. Dobbiamo essere pronti alle 6. Mio fratello e la sua ragazza sono a Kachanaburi e devono essere pronti alle 7. Il papà di Lek li va a prendere e arrivano verso le 7:30. Poi partiremo insieme.
Perché pronti alle 6?
Alle 6 sono incravattato con tanto di gilet in seta e ogni minuto una goccia di sudore scende da sotto le ascelle.
Alle 6:30 sono di nuovo a petto nudo.
Con me Andrea e Claudio, miei testimoni di nozze (due giorni prima del matrimonio é venuto fuori che i testimoni devono essere due e non uno).
Il programma é che alle 9:09 (numero fortunato) busso alla porta di Lek e la porto dai monaci.
Ore 8:00.
Il padrone di casa, mio genitore per il matrimonio (il mio padre biologico non é venuto perché odia volare e non fumare), comincia a dire "pai, pai, ban ban".
Ora, "pai" vuol dire "andiamo". "Ban" vuol dire "casa" o "villaggio" o anche "tempio".
Salgo in macchina con Andrea mentre Claudio, deve restare lì, non si capisce perché.
Dove andiamo? Bah...forse a un tempio o a una casa o al villaggio, non ho capito.
Comunque é presto.
Guardo fuori dalla finestra e vedo le risaie.
Il piano B prevede la fuga al terzo ruscello che porta a un fiumiciattolo e poi al fiume Kwai, quindi alla Birmania, dove un monaco compiacente mi attende per nascondermi fino al 2011.
Per ora decido di non attuarlo, non é ancora il momento.
La macchina si dirige verso il villaggio del matrimonio e si ferma.
Scendiamo trionfanti. La folla ci aspetta.
Vedo nove monaci arancioni seduti sotto il tendone.
- "Che cosa ci fanno lì?"
Ci avviciniamo verso la casa e Andrea mi dice "guarda".
Vedo Lek tutta vestita da sposa.
- "Che cosa ci fa lì?".
Tremo, il piano B é saltato.
Lek mi manda un leggero cenno di riconoscimento. E' piena di trucco.
Poverina, l'hanno fatta alzare alle due del mattino per conciarla così durante una seduta di make-up durata 3 ore.
Ha due sopracciglia finte che mi fanno aria quando le sbatte.
Sotto tre centimetri di materiale edile, nasconde la sua bella pelle abbronzata, cercando di trasformarsi in una fatina bianca con fattezze cinesi. Le hanno perfino ridotto la misura della bocca.
E' molto più bella senza quel trucco, ma il canone di bellezza thai é così: gracili, bianche cadaveriche e labbra fine, insomma come le milioni di cinesi bruttine e insignificanti per noi inguardabili.
Lek mi prende per mano e mi trascina davanti ai nove monaci.
E' come sposarsi con nove Don Luigi.
Mi inginocchio e faccio un saluto (il "wai").
Sarò solo il primo di una lunghissima serie di wai assassini.
Ancora non capisco cosa sia succedendo finché la voce del fido Andrea dice "é una prova".
E infatti l'atmosfera é rilassata, Dio non sta guardando e mi rilasso.
Dopo 5 inginocchiamenti e 5 monaci mi viene un dubbio: i thai non fanno prove, non organizzano, non prevedono. Non ha senso. Non é una prova.
- "Lek, is this a trial or for real?". (Lek, é una prova o per davvero?).
Nonostante i 120 grammi di belletto e le dolci fattezze dei suoi occhi da cerbiatto, il suo sguardo mi fulmina e brucia fin dentro gli angoli più remoti della mia coscienza sporca.
Umilmente mi inchino davanti al sesto monaco che per un attimo ricordo di aver visto al Pantip Plaza mentre comprava una stampante laser.
Continua....
7 commenti
Luca · 27 marzo 2008
grandioso!!!
Luca · 27 marzo 2008
Proprio vero che il diavolo non è così brutto come lo dipingono.... Complimenti!!!!!!!!!!!!!!!!
Vogliamo vedere foto!
Ma era presente anche Porchetti??
travel78 · 27 marzo 2008
Bello bello bello!!!!!!!! Peccato non esserci stato... :-)
Scrivi scrivi qualche aneddoto che siam curiosi!
Massimo (homeral) · 28 marzo 2008
Grandi!!!!
paoloferrara · 28 marzo 2008
Stupefacente!!!!!!! Non ho parole
ValeriaTripMaiTrop · 28 marzo 2008
Benvenuto nel club delle coppiette felici!! Ti potremmo proporre un bel viaggio di nozze alle maldive, 15 giorni all inclusive! he he he, ciao bestia. Fatti sentire, noi siamo in marocco, a Tan-Tan.
Ciao, Paolo e Valeria
Jack · 31 marzo 2008
Ancora tanti auguri e felicitazioni agli sposi!
Jack
(siete proprio una bella coppia) :-)