Ma chi te lo fa fare?
Riga, 27 Novembre - Tallinn 5 Dicembre
Ogni tanto mi fanno questa domanda: Ma chi te lo fa fare?
Mi vedono lavorare come solo un vero padano sa fare (nel senso buono - tanto - e in quello cattivo - a testa bassa), combattere su parecchi fronti alla volta, gestire imprevisti, scrivere specifiche, elaborare strategie e organizzare incontri. Solo per citare la metà delle cose che faccio.
Poi pensano al Tripluca dei sogni, quello che passava le giornate a vedere tramonti su ghiacciai argentini, ore nei bus brasiliani a parlare con pastori evangelici senza pecore e pomeriggi a filosofeggiare con vecchie signore balinesi sull'opportunità o meno di andare in giro con le tette fuori ai tempi dell'iPhone.
Lo immaginano lì, tranquillo e fancazzista che si gode la vita, mentre alcuni siti internet e una ragazza lituana pensano a rimpinguargli il conto in banca in modo che lui possa semplicemente andare al prossimo bancomat a ritirare i prossimi Bath, le prossime Rupie o i prossimi Pesos.
Ma é davvero esistito quel Tripluca?
Si, é esistito.
Per esempio durante l'anno del giro del mondo non seguivo nulla del business.
Ma é stata l'eccezione.
Il Tripluca-default si é sempre fatto un culo così.
Mettetevela via e andate in google a cercare un altro modo per vivere viaggiando senza fare troppa fatica (e no ancora io!!!?)
Quante volte mi sono sentito dire:
- "ah, te che viaggi e non fai niente. Che vita!".
E io, umilmente accennavo un "beh, insomma, non é che non lavoro, io…".
Ma non ero creduto e zittito subito con un sorriso condiscendente:
- "see…te lo chiami lavoro…seeeee!!!"
Avete presente lo stereotipo di quello che fa un paio d'ore al computer in spiaggia (*) e porta a casa 5000 euro al mese col trading online?
Secondo me esiste, anzi, ce ne sono probabilmente tanti in questo grande mondo.
Ma é la minoranza. Per noi, gli altri sfigati, resta solo il lavorare duro.
(*) Questa cosa della gente che lavora col portatile in spiaggia sotto la palma deve finire. E' una cazzata. C'é troppa luce e troppa sabbia. Nessuno lavora in spiaggia e se per caso ne vedete uno, il giorno dopo é da un Genius a rompergli i marroni che la scheda madre é saltata (causa sabbia).
La bella notizia, la vera bella notizia, magica direi, é che il lavorare duro, in certe condizioni, non pesa ed é anzi un divertimento.
Quindi se posso lasciare un mio preziosissimo quanto gratuito (manco la pubblicità in tripluca metto più) consiglio alle prossime generazioni: non cercate la svolta per lavorare poco e guadagnare tanto e girare e farsi i cazzi propri ed essere liberi eccetera eccetera. La cosa più' probabile é che finiate in banca o in fabbrica.
E' possibile, ma altamente improbabile per cui é un investimento ad alto rischio.
Almeno sappiatelo.
Piuttosto cercate la miniera d'oro sotto casa: il lavoro che vi piace e che vi diverte.
Anche se vi porta un misero guadagno si bilancia col fatto di non soffrire più.
Ora, per me questo é stato per anni l'andare in giro, cercare appartamenti, sbatterli in un sito e ricevere prenotazioni.
Cosa c'é di divertente in questo? Forse non molto (anche se a me piace), ma era bellissimo sapere che stavo combattendo per la mia libertà.
Ci sono battaglie che vale la pena di combattere anche se poi le perdi (<-- azz bella questa, adesso ci faccio l'InfoCoelho)
Io l'ho perfino vinta, cosa posso chiedere di più?
Ma oggi? Chi me lo fa fare? Cioé perché mi sono messo nelle vesti del salvatore del popolo?
Perché non me ne sono rimasto fully independent a farmi i cazzi miei e godermela?
La verità é nota. Mi servivano soldi per sviluppare e ho coinvolto chi sognava di lavorare online per raccoglierli.
Nulla di più lontano dal gesto generoso di un Che Guevara digitale.
Questo é un punto importante. Non voglio dire né voglio far intendere che lo abbia fatto per altruismo.
L'ho fatto per mé stesso.
Ma poi mi sono ritrovato in una situazione nuova, inaspettata.
Gestisco un progetto nel quale molte altre persone stanno tentando di guadagnare quella stessa libertà della quale ho goduto io per anni.
E pian piano, in maniera inconscia mi sono reso conto di stare combattendo una nuova battaglia, questa volta non solo per me, ma per tanti altri.
Lo ripeto: tutto é nato perché mi servivano soldi e tutto va avanti perché voglio che sia un successo mio personale.
La decisione é stata egoista/capitalista/consumista, chiamatela come volete.
Ma la situazione che si é venuta a creare é, e me ne rendo conto pienamente solo da poco, incredibilmente originale.
Poi, l'altro giorno, la cosa mi si é rivelata in maniera molto chiara.
Avete presente quei pensieri che si intrufolano ad Agosto, si posizionano nell'ippocampo a Settembre, diventano un rumore di fondo costante a Ottobre e ti si piazzano nel bel mezzo della fronte a Novembre per non andarsene più?
Ecco. Boom. Di colpo é chiaro quello che sto facendo.
Sto cercando di creare un'alternativa di vita.
Se da un lato c'é il lavoro fisso e dall'altro il viaggiatore a stra-cazzeggio (entrambe professioni rispettabilissime), io sto cercando di creare una via di mezzo.
Prendo il buono dei due estremi e cerco di farlo funzionare: lavorare viaggiando.
Niente di nuovo. Ci provano in tanti, ma finora é un ambiente di lupi solitari. Ognuno per conto proprio con le zanne affilatissime.
E chi non ce la fa, viene ricacciato in mezzo al branco a leccarsi le ferite.
Ma la maggior parte delle persone non ha, o non ha sviluppato, la capacità di partire da un'idea e farla diventare una realtà.
La maggior parte della gente non si alza la notte per mettersi a disegnare un treno e passare i successivi dieci anni a costruirlo.
La maggioranza va a cavallo e poi quando appare il treno, sale su.
In questo momento quel treno non esiste e questa é la cosa più eccitante che io possa immaginare.
Perché lo voglio costruire io quel treno.
(Sì, io sono uno di quelli che si alza la notte e disegna i treni).
E perché tutto questo lavoro a me non pesa.
Adesso vi sparo un'altra delle mie metafore spaziali e poi vado a letto che domani lasciamo la neve di Tallinn e torniamo alla pioggia padana:
il lavoro é come un grosso sasso che devi portare in cima alla montagna. Se farlo non ha senso é un macigno. Se farlo ha senso é un diamante.
Ceolhata della settimana:


8 commenti
pablo · 9 dicembre 2012
carino,ma stai scrivendo lo stesso post da anni ormai (altro che coelho!!)...altri argomenti?
Tripluca · 9 dicembre 2012
In effetti spesso mi chiedo se non ho già scritto quello che sto scrivendo.
E' vero, mi ripeto spesso, lo so.
Adesso capisco Coelho :)
Dome's Life · 16 dicembre 2012
Se l'argomento è sempre quello da un po' di tempo mi sa che stai girando attorno a qualcosa che ancora ti sfugge. Forse è solo questione di tempo e poi arriverà l'illuminazione fatale che risveglierà i popoli... o forse è tutta un'illusione.
Tripluca · 16 dicembre 2012
si, sto rimuginando come un bovino :)
Tripluca · 24 dicembre 2012
cavoli Pablo avevi ragione... ho scritto un articolo praticamente uguale due anni fa!
http://www.tripluca.com/lavorare-viaggiando/verso-una-lapide-migliore/
il declino e' inarrestabile :)
Marco · 6 dicembre 2012
Bello questo articolo, sono cose che penso anche io. In effetti uno dei limiti del viaggiatore "da stereotipo" è proprio l'individualismo: d'altronde, se viaggi "hardcore" è molto molto più facile farlo da solo, se sei con altri sia la logistica che le opportunità di socializzare con i "locals" diventano molto più difficili, ecco perché tanti viaggiatori, da Chatwin a Terzani, da Giorgio Bettinelli a Rolf Potts, sono stati essenzialmente viaggiatori solitari. Però a un certo punto viaggiare solo per viaggiare diventa qualcosa di sterile. Quello è il momento in cui smetti di fare il backpacker (come te che ora ti definisci semi-residente) e ti ricostruisci la tua vita, anche se al di fuori degli schemi tipici di chi non ha mai viaggiato. E nel momento in cui diventi costruttivo, ti serve altra gente per aiutarti a costruire e realizzare il tuo progetto: è semplice logica, al di là di qualsiasi sentimentalismo.
andrea · 6 dicembre 2012
Beh Marco devo dire che il tuo commento spiega meglio dell'articolo :)
Però bella li, non mollate mai!
Tripluca · 6 dicembre 2012
si, la fase del viaggio estremo e' molto formativa (oltre ad essere molto divertente), ma poi col tempo inizia a perdere il gusto e il senso iniziale.
Per me e' durato anni, per altri mesi, ma alla fine ci si arriva.
E poi? Poi di solito si torna alla società residente forse perché viaggiare soli é facile, ma vivere in maniera diversa da soli é dura.
Manca una struttura, una vera alternativa che non sia quella di diventare imprenditore online che per forza di cose non é per tutti.
> Beh Marco devo dire che il tuo commento spiega meglio dell’articolo
Uelà Andrea, stai dicendo che il Mastà é meglio del guru?!!!! :)