TriplucaVivere viaggiando

28 settembre 2012 · I miei libri TripLife 1.0

TripLife 1.0 – Interviste – Mastà (27)

TripLife 1.0 - Manuale per vivere e lavorare viaggiandoQuesto é un capitolo del libro che sto scrivendo online: TripLife 1.0 Manuale per Vivere e Lavorare Viaggiando.
Qui c'é la presentazione.
Mandami commenti, critiche e suggerimenti, mi aiuterai a scriverlo nel miglior modo possibile.
Questo capitolo si chiama:

 

Interviste - Er Mastà

Abbiamo conosciuto Marco quando é entrato nel progetto Adormo per seguire Rio de Janeiro e ha subito conquistato tutti per la sua arguta intelligenza (Lui Sa Tutto ma non come quelli che "sanno tutto", lui lo sa davvero), umiltà e simpatia. Un Grande Uomo.

Un giorno mentre eravamo a Mantova ad un incontro ed era tornato da poco dalla Thailandia per passare un pò di tempo in famiglia si mise a raccontare la situazione in famiglia. Disse:

- "Sò tornato per vedere i miei e per un pò di giorni é stato bello. Ma adesso sto a fare er pensionato cò mio padre. A pranzo guardo la Clerici alla TV. E' ancora lì. Sò andato via un sacco de tempo e non é cambiato nulla. E' inutile"

Poche frasi sono riuscite a "rabaltarmi" come quel "sto a fare er pensionato cò mio padre" perché ha descritto come solo un romano sa fare, la mia situazione quando sono a casa. Non sei solo lì in compagnia di tuo padre. Diventi un pò lui. Se stai con un pensionato, lo diventi un pò anche tu.

Povera Lek che ci vede mangiare a me e mio padre e brontolare dei cani del vicino che abbaiano sempre. Che gioia.

Da quel giorno ho capito che devo sì stare a casa, ma non troppo.

E poi c'é chi dice che le parole non hanno potere.

 

Marco ha due siti: un Blog personale e un sito di macchine fotografiche Toy Cams - Zitto e Scatta.it

Vai, l'intervista:

 

  • Perchè hai lasciato? Se hai lasciato qualcosa ovviamente

Ho lasciato l'Italia perché avevo ormai una vita basata soltanto su abitudini consolidate e nessuna nuova prospettiva: questo non va mai bene! Avevo un lavoro sulla carta molto buono, però mi ero reso conto che, purtroppo o per fortuna, le occasioni capitano solo a chi decide di muoversi. Durante un paio di viaggi (uno in Thailandia e un altro in Brasile) mi capitò di fermarmi a pensare e capii di avere acquisito una visione diversa del mondo, meno basata sugli stereotipi.
Così decisi che era assurdo basare la propria vita su un solo singolo luogo, restringendo il proprio ventaglio di possibilità a quelle offerte da quel solo, singolo luogo. Oggi ho la consapevolezza, per esempio, che se non avessi viaggiato non avrei conosciuto Nanthana, la persona che amo, e non avrei neanche fatto tante delle esperienze che mi hanno reso una persona migliore. Nel frattempo ho anche imparato due nuove lingue e migliorato moltissimo il mio inglese!

 

  • Da quanto tempo vivi viaggiando e per quanto ancora lo farai? 

Ho iniziato a viaggiare un paio di anni fa, sin dall'inizo avevo deciso che avrei adottato uno stile di vita "semiresidente" ovvero vivendo in ogni luogo per un periodo di tempo relativamente lungo. Il semplice viaggio incessante da backpacker (cosa che avevo sperimentato in passato) non mi interessava più perché volevo sperimentare a fondo i luoghi in cui sarei andato.
Al momento, dopo aver vissuto in diversi paesi, mi sono fermato in Australia: all'inizio volevo starci solo qualche mese, al massimo un anno, ma poi i piani sono cambiati e ora prevedo di rimanere almeno fino alla metà del 2015. L'Australia, soprattutto Sydney, è molto multietnica, qui gli immigrati sono considerati una ricchezza da sfruttare invece che un peso, l'integrazione tra persone provenienti da ogni angolo del mondo raggiunge livelli che per noi italiani sono inimmaginabili.
Quindi anche se per ora non posso spostarmi, mi consolo pensando che stare fermi a Sydney equivale un po' a continuare a viaggiare, per lo meno a livello mentale. Ad esempio ho frequentato un corso di inglese e tra i miei compagni di classe erano rappresentati almeno 10 paesi diversi. Ad ogni modo, adesso godo di una relativa libertà di movimento, molto maggiore rispetto a quando ero in Italia: sono da poco rientrato da un viaggio in Thailandia che è durato quasi due mesi! Quindi penso di non essere diventato appieno un "residente".

 

  • E' stato difficile decidere di lasciare tutto? Cosa ti ha convinto?

Non è affatto facile, la decisione richiede assoluta razionalità!
Devi falciare via, una ad una, tutte le stupide infondate paure che involontariamente hai assimilato sin da quando eri bambino, del tipo "finirò sotto i ponti", "mi verranno le malattie tropicali", "non riuscirò a trovare la miscela per la moka", "non potrò digitare gli accenti sulla tastiera inglese" e via dicendo.
Certo, è anche una scelta che fai col cuore, perché ti sei reso conto di esserti "innamorato del mondo", però mano a mano che ti avvicini al fatidico giorno in cui te ne andrai devi cercare di essere assolutamente razionale, niente idealismi. Almeno, per me è stato così.

 

  • Come ti mantieni?

Inizialmente, quando vivevo in paesi in via di sviluppo (Sud America, Sud Est Asiatico) mi mantenevo lavorando al progetto Adormo e gestendo (a distanza) un sito italiano di e-commerce.
Quando però ho deciso di venire in Australia mi sono reso conto che questo tipo di lavoro non sarebbe stato abbastanza per mantenermi e così ho iniziato a lavorare nel senso "classico" del termine, rinunciando ai vantaggi del "lavorare viaggiando".
Comunque devo dire che il mondo del lavoro in Australia è molto più favorevole che in Italia: ad esempio ci si riesce a mantenere anche lavorando part-time o da casa, potendo quindi dedicare il resto del tempo ad altre attività: nel mio caso lo studio.
Ho infatti deciso di iscrivermi all'università.
Qui in Australia le convenzioni sociali sono meno rigide, ci sono moltissimi over 30 che decidono di rimettersi a studiare, questo mi fa sentire a mio agio.

 

  • Qual’é la cosa più difficile del vivere viaggiando?

Viaggiando sei portato a stringere legami forti che poi periodicamente si spezzano. Pochi giorni fa ascoltavo una canzone brasiliana e ho ricordato alcune delle tante meravigliose persone che ho conosciuto. Oggi non so se e quando avrò la possibilità di rivederle ancora.
Un simile tipo di attaccamento si crea anche per i luoghi in cui hai vissuto. Da un certo punto di vista tutto questo è triste ma d'altra parte si tratta di esperienze che metti nel tuo "zaino" e che ti rendono una persona migliore.
Inoltre la scelta di viaggiare ti costringe a passare periodi di tempo, a volte anche lunghi, lontano dalle persone che ami: questo va messo in conto!

 

  • Qual’é la cosa più bella invece?

La cosa più bella è sapere che te la puoi cavare. Te la puoi cavare in una favela, su un cargo thailandese o facendo lo sguattero in un pub australiano. La tua comfort zone è il mondo intero!

 

  • E’ cambiato il modo in cui vedi la società residente? Se si, come?

La società residente non è la stessa dappertutto. I residenti di Sydney sono infinitamente più abituati a confrontarsi col resto del mondo rispetto alla maggioranza degli italiani, perché viaggiano di più e vivono in una società multiculturale.
Quindi tendo a non generalizzare.
Sicuramente però penso che chi non si confronta con il mondo tende a giudicare le cose della vita utilizzando come guida i luoghi comuni o le opinioni-spazzatura provenienti dai mezzi di informazione, e questo è molto pericoloso, oltre che molto triste.

 

  • Sei cambiato/a tu? Come?

Diciamo che ora mi scoraggio solo di fronte a catastrofi di proporzioni inaudite mentre prima tendevo a preoccuparmi per la più piccola inezia. Ora ho una visione molto più consapevole dei rapporti interpersonali.
Il rapporto di coppia con Nanthana, che è thailandese, mi ha dato modo di sviluppare ancora di più un certo tipo di sensibilità culturale che è necessaria per confrontarsi al meglio con le persone.

 

  • Cosa consiglieresti a una persona che lo vuole fare?

Consiglierei di non avere paura, di essere razionale, di chiedersi: "cosa posso dare agli altri?", "cosa mi serve veramente?". In base a queste due risposte, è possibile iniziare a progettare una vita altrove, perché le due variabili principali da considerare sono i propri bisogni e le proprie capacità.

 

  • A che tipo di persone sconsiglieresti invece di farlo?

Sconsiglierei questo tipo di esperienza a chi non vuole uscire dalla propria vita noiosa e confortevole, a chi non si rende conto che lì sotto abbiamo piedi invece che radici.

 

  • Cosa desideri per il futuro? Ti sono rimasti dei sogni irrealizzati o irrealizzabili?

Voglio avere una famiglia. Voglio continuare a vedere il mondo. Voglio imparare nuove cose. E conoscere persone nuove.

 

  • Ogni volta che ho pensato di tornare a fare l’Area Manager mi sono detto che lo avrei  fatto solo per molti, troppi soldi, perché adesso so cosa perdo se mi fermo. Se dovessero  offrirti un lavoro che richiede di fermarti, quale sarebbe lo stipendio minimo per convincerti? Oppure, quanto di più in percentuale, rispetto a quello che prendevi prima.

In un certo senso per ora mi sono fermato, anche se ho molti meno vincoli rispetto al passato e posso viaggiare per periodi relativamente lunghi. Non tornerei mai allo stile di vita che avevo prima. La libertà che ho ora è irrinunciabile.

 

  • Cosa pensi della politica italiana?

Molto spesso si parla della terribile classe politica italiana. Di solito leggo con orrore le dichiarazioni dei politici italiani. Quando ci si abitua a contesti dove il livello del dibattito politico e l'attendibilità dei mezzi di informazione sono molto più elevati, di colpo la politica italiana sembra un po' da repubblica delle banane.
Inoltre ci si rende conto che i mezzi di informazione italiani restituiscono una visione totalmente falsata della realtà. Penso però che l'Italia abbia un problema ancor più grave: gli elettori, il popolo italiano. Sono loro che hanno eletto quei politici. Sono loro che continuano a fruire di quelle testate giornalistiche. Ognuno alla fine ha ciò che si merita.

 

Continua

 

7 commenti

  1. Lucia · 28 settembre 2012

    Luca, l'intervista del Mastà dovevi metterla per ultima, ora tutte le altre non avranno senso.
    Un mito!

  2. bimbarelli · 28 settembre 2012

    “non potrò digitare gli accenti sulla tastiera inglese” ahahah!

  3. Alessandro Magnani · 28 settembre 2012

    Bella Mastà!!

  4. Marco Vesco · 29 settembre 2012

    Il mastà è sempre il mastà! Great!

  5. logomaco · 29 settembre 2012

    Gran bella intervista Mastà!

    La frase:
    "Lì sotto abbiamo piedi invece che radici", già è diventata il mio nuovo Mantra ;-)

    Anche se al posto dei piedi ci metterei nel mio caso le "pinne" ... ma forse sarebbero più adatte le eliche ... ehhehehe

  6. Marco · 3 ottobre 2012

    Grazie ragazzi siete stati tutti troppo buoni... d'altronde abbiamo condiviso molte cose esperienze (anche se non eravamo materialmente vicini) quindi in sostanza non ho fatto altro che dire quello che avreste detto anche voi!

  7. Andrea Z · 9 ottobre 2012

    Complimentissimi Marco, un grande!