Pistoia, Lanciano e Verona
Leo che fa la pummarola con i pomodori dell'orto anche in versione super piccante. La grigliata di carne con Stefania vegetariana e Daniele che si incazza sulle scie chimiche dicendo che sono teorie del cazzo.
Riccardo che mi porta da amici in montagna a due ore di macchina ma anni luce in termini di stile di vita. Poi scendi per le colline e lì sotto vedi Pistoia e tutte quelle case piene di gente che bestemmia per l'IMU.
All'Orsigna c'erano l'acqua di fonte, le tegoline veneziane che crescono bene e dell'ottimo coniglio, giù in pianura la Pam e la crisi.
Chiamo Paolo in Abruzzo:
- "come va? Passo a trovarti"
- "eh insomma, stamattina ho trovato le caprette sgozzate. I lupi"
Ancora qualche chiacchiera e lo saluto con un "in bocca al lupo". Mi rendo conto della gaffe dopo aver messo giù il telefono.

Poi il treno mi riporta a Bologna e da lì a Lanciano.
Appaiono Paolo con una barba da Bin Laden e Valeria. In onore del tripluca mi portano subito al centro commerciale al negozio della Wind. Poi a casa, in collina. Rivedo Carlo e faccio la conoscenza del famoso perro Chancho che sbuffa come un treno a vapore. Vuole amore e in cambio ti dà saliva.
Ancora orti e giardini e alberi di ulivo. Paolo e Carlo stanno montando un capanno di lamiera per il trattore.
Faccio finta di aiutarli e provo subito una forte nostalgia per la tastiera.
Si parla. Con Valeria la mattina prendiamo il caffè davanti a una vista spettacolare e cerchiamo di teorizzare nel casino di questi tempi. Ma non abbiamo le idee chiare. Sappiamo solo che qualcosa non va, e che la cicoria che cresce nel giardino é una sicurezza concreta, tutto il resto, anche gli Euro in tasca, fuori dal nostro controllo.
Bastasse la cicoria però.
Teresa, la mamma di Paolo, tira fuori la frase della settimana. Più o meno dice: "quando siete tornati dall'Australia e siete venuti qui con Giuseppe e Riccardo, sentendovi raccontare dei vostri viaggi ho capito che Paolo aveva fatto bene a partire. Mi era venuta voglia di venire con voi, avessi avuto qualche anno in meno. Avete fatto bene. Avete una storia da raccontare. Avete vissuto. Gli altri invece.."
Piove, ma é bello anche che piova. Felpa da rapper, calzetti neri, ciabatte e via, a Lanciano a vedere i lancianesi.
Una ragazza di Praga vive in una casa di svedesi e si chiacchiera. Paolo cammina per strada e si sente spesso "ciao Paolé".
Paolo é un contadino (col Mac e iPad) ormai, deluso dagli ultimi viaggi in Asia, ma a Bali ci tornerebbe a vivere.
E gli manca anche l'India. E pure la Malesia che all'inizio non gli piaceva e dove adesso si sente a casa.
Un uomo dilaniato dal richiamo delle zucchine da una parte e le sirene del tandoori tikala chiken dall'altra.
Prendo il treno e arrivo a Verona.
Andrea, Mauyumi e Ale adesso gestiscono degli appartamenti turistici e lavorano molto. Siamo a Verona, pizza e gelato, in questa città che se fosse fuori dall'Europa sarebbe invasa do otto miliardi di turisti all'anno ma che qui, in questa orgia di bellezza che e' l'Italia, é un after thought dopo Venezia, Firenze, Roma e Martellago.
Ah si… Verona.
Andrea e Mayumi si sono arresi alla burocrazia italiana, uno spray congelante che ti colpisce e stordisce non appena alzi la testa e dici "ho un'idea". Fermo lì, non ti muovere. Non puoi fare nulla, chi sta bene sta bene e nulla deve cambiare. Chi sta male che vada in fabbrica a lavorare per chi sta bene. Lascia stare le idee, portano sfiga.
E allora vanno a Kyoto dove é possibile fare le cose in regola. Altra ricchezza che se ne va.
Altra gente con idee e prospettive diverse che avrebbe potuto aiutarci a rialzare la testa. E pagare le tasse. Che se ne va.
Carte bollate e leggi incomprensibili usate come fruste e manette per il mantenimento dello status quo. Del Titanic.
Sul treno verso casa mi rendo conto di aver visitato tutti amici che fanno cose diverse. Nessuno ha un lavoro classico.
Tutti sono in tensione, alla ricerca di una soluzione, nessuno vuole un lavoro classico, non ne vale più la pena forse.
Quanta ricchezza in questa Italia. Quanta voglia di vivere bene, non solo di vivere. Quanti ostacoli.
Quanta bellezza che ci impedisce di rassegnarci alla vita da periferia russa.
Siamo disorientati. Nessuno sembra sapere bene cosa fare.
Che momento.
4 commenti
francuoco · 5 settembre 2013
Ti seguo (vi seguo) da diversi anni : io appartengo a quella larga maggioranza di persone che hanno in passato sognato di fare una vita più libera di quella che ci attende se ci si lascia andare nella corrente. Tanti (quasi 40!) anni fa ho mollato gli studi, perché volevo andare a vivere in Polinesia, figurati !
Alla fine, ho ripreso gli studi, ho condotto una vita normale, ho viaggiato moltissimo ma solo per i brevi periodi delle mie ferie. Non ho però mai voluto andare in Polinesia, perché ho voluto mantenere il sogno.
Sono felice, direi, perché le scelte che ho fatto hanno dato un corso comunque imprevisto alla mia vita, e non potrei immaginare una vita migliore di quella che ho con la mia famiglia : in particolare, non so immaginarmi senza un figlio. Credo di capire il vostro disorientamento, perché le vostre scelte sono più difficili, ma spero che riusciate a riprendere a cercare la vostra strada, senza escluderne nessuna, nemmeno quella di una vita più stanziale, con una vostra famiglia.
Riccardo Boccardi · 30 agosto 2013
Luca, tu lo sai che io non mi nascondo dietro ad un dito quando c'è da fare dei sinceri complimenti.
Un "breve" viaggio descritto in poche parole, una notevole capacità di sintesi comunicativa! Bravo !!! :D
PS: la prossima volta assisterai alla preparazione dell'abbacchio coi rognoni! :D
Gianluca Orlandi · 30 agosto 2013
Questa è la triste realtà italiana al momento. All'estero chi ha nuove idee è il benvenuto, da noi sei visto come un alieno e la burocrazia è semplicemente ridicola.
Jobbe · 31 agosto 2013
Leggendo questo bellissimo post (ma solo perchè c'è dentro una mia foto!!) velatamente melanconico mi torna alla memoria la visione della crisi di Albert Einstein che un pò come 1984 di Orwell non passa mai di moda, anzi.. diventa ogni giorno più attuale:
"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."
Mi piace quindi pensare che questo periodo di disorientamento sia in realtà un periodo positivo un pò per tutti.
Per chi ha scelto di restare, per chi ha scelto di partire e chi ha scelto di tornare.
In bocca al lu.... (azz, non si può dire in questo post!!) a tutti noi!