Il casello autostradale di Orange
Orange, Francia, 1991 (circa, credo)
Un giorno io e il mio amico di viaggi extreme-barbon Roberto, detto il Tipo Strano, decidemmo di andare a Madrid a trovare il Marioska.
Come al solito il nostro mezzo di spostamento preferito era l'autostop e così lasciammo la nostra Comfort Zone (detta anche Boring Zone) di Martellago, col dito pollice alzato e ci dirigemmo verso le Alpi.
Dopo varie peripezie, forse il giorno dopo, arrivammo ad Orange.
O meglio, a un casello autostradale di Orange, un paesino sulla strada Aosta - Lione.
Credo. Sono passati vent'anni e non sono nemmeno sicuro che fosse davvero lì.
Ma per il succo di questa storia non importa.
Quelli erano tempi mitici. I polacchi iniziavano ad esplorare l'Europa con pochi zloty in tasca e li trovavi in tutti i caselli autostradali.
Due parole in polacco ed erano amici per la pelle disposti a fermare una macchina per te e farti salire, loro sarebbero rimasti ad aspettare la successiva. Un italiano che parla polacco merita respect brother.
E infatti a quel casello c'erano dei polacchi. E delle polacche. E dei francesi. E un inglese.
Sembrava un incontro internazionale di autostoppisti.
Dato che era pomeriggio inoltrato e l'offerta di macchine disponibili era limitata, l'affollamento mi convinse a lasciar perdere.
Prima che tirassero su noi, dovevano tirare su mezza Europa, dato che eravamo arrivati per ultimi.
Roberto era già all'attacco e stava pasturando con una francesina potabile, per cui decisi che era arrivato il momento di ritirarmi nei miei appartamenti.
Salutai e nel buio montai la tenda vicino a una costruzione non identificata.
E dormii...
La mattina mi svegliai ma Roberto non c'era.
- "Porca troia" pensai "é andato a punti mentre io dormivo, che sfigato che sono".
In quel momento si mise a piovere. Guardai fuori dalla tende e vidi che pioveva solo sulla tenda, la strada era asciutta.
Balzai fuori e mi accorsi che l'acqua proveniva dal sistema di irrigazione automatico dell'edificio.
Guardai meglio l'edificio e lessi: Gendarmerie.
Ottimo. Avevo dormito nel giardino della polizia.
Smontai la tenda in un batter d'occhio e scappai verso i caselli.
Roberto non c'era. E nemmeno gli altri.
- "Maiali" pensai "mi hanno abbandonato come un cane dopo una notte di orge. Sono proprio sfigato".
Dopo due minuti ero in compagnia di un camionista che andava verso Parigi.
Al momento non ricordo nemmeno se ci poi ritrovammo a Parigi o a Madrid.
Orange, Francia, 1998 o 1999
Qualche anno dopo mi dovete immaginare alla guida di una Mercedes nera con giacca, cravatta e una valigetta piena di cataloghi sul sedile posteriore. Sono in Francia, diretto a Parigi per qualche fiera. Sono abbastanza soddisfatto di mé stesso.
Dopo anni di mamme di amici che mi rimproveravano di essere un cattivo esempio per i loro figli e che dovevo mettere la testa a posto, parcheggiargli la Mercedes davanti casa era una soddisfazione unica.
Penso:
- "Una volta queste strade le frequentavo in autostop con poche lire in tasca, guarda che boss sono adesso".
A un certo punto vedo un cartello con scritto "Orange" e mi spunta un sorriso.
- "Ah, Orange, che forte quella volta!".
Arrivo al casello. E' lo stesso esatto punto di quella notte e cosa vedo? Due ragazzi che fanno l'autostop.
- "Dove andate?"
- "Parigi"
- "anch'io, salite"
I due sono contentissimi e polacchi. Un unico passaggio Orange - Parigi é un bel colpo per un autostoppista.
Le mie statistiche insegnano che in Francia in autostop la media é di circa 400 Km al giorno, quindi era proprio un bel colpo.
Da quel momento in poi le mie memorie sono confuse.
Non ricordo quello che ci siamo detti davvero o quello che mi sono immaginato negli anni seguenti ripensando a questa storia.
Il Luca Viaggiatore che torna nei luoghi della giovinezza spensierata ormai corrotto dal denaro e si accorge che era più felice prima.
Robaccia del genere.
Il dialogo che mi viene in mente più spesso é :
- "wow che fortuna, fino a Parigi, grazie!"
- "Nie ma za co" (non c'é di che)
- (da qui in poi in polacco) "cavoli ma parli polacco!"
- "eh si, ho vissuto in Polonia"
- "ma che lavoro fai?"
- "faccio il commerciale e vendo pompe"
- "bello, anch'io un giorno voglio fare il commerciale e girare in Mercedes!". (non dice di voler vendere pompe).
E qui c'é la scena topica:
Lo guardo nello specchietto, il mio sguardo é profondo, lo sguardo che solo una persona che le ha viste tutte ha, e gli dico con estrema determinazione e con un leggero tremore in gola:
- "Ascoltami figliolo. Se un giorno sarai su di una Mercedes penserai a questi giorni con nostalgia. Non sognare la Mercedes. Io ce l'ho ma mi dice lei dove andare. Non sai cosa darei per andare in autostop dove voglio io".
In quel momento ci starebbe bene una scarica elettrica dal volante e un messaggio sul cruscotto con scritto "zitto e guida. Non pensare".
Non e' successo, ma é come se l'avessi ricevuta davvero quella scarica.
In ogni caso, al 95% le frase detta era qualcosa di diverso, ma non importa.
Il concetto é che sulla base di quella considerazione un anno dopo atterravo a Sydney con lo zaino.
Al diavolo la Mercedes, tutto ciò che ti serve é la strada. <-- eccola! Spunta sempre fuori la frase Trip-Coelho!
Conclusione
Anche in questa storia ci sono molti elementi detti e ridetti in questo blog e mi scuso se sono ripetitivo.
Lo sono, lo so.
Ma era una storia che volevo raccontare da molto tempo: sembra quasi finta quanto é perfetta nel suo messaggio.
E poi prima o poi dovevo iniziare a raccontarvi della mia vita pre-trip.
Dal 1989 al 2000 ci sono 11 anni di viaggi ed esperienze in Europa che non hanno nulla da invidiare al periodo successivo.
Ah! Come Guerre Stellari. La Prequel!
Epilogo
(Aggiunto il 26 Dicembre)
Si, ma Roberto? Beh l'ho visto ieri sera e gli ho chiesto di rinfrescarmi la memoria su cosa successe quella notte.
Si erano messi a giocare a pallone, visto che ormai di macchine ne passavano poche. Poi si aveva iniziato a piovere e sono andati a ripararsi sotto a una tettoia.
Lì, sono rimasti tutta la notte, parlando, ridendo, e dormicchiando.
Se ci sono state scene di amore, baci o sesso non ci é dato sapere. Un bacio del 1991 potrebbe causare una litigata nel 2012, sapete, l'effetto farfalla e quelle cose lì.
- "Ma quando ti sei alzato e non mi ha visto, cosa hai pensato?"
- "Niente, che eri andato via".
- "Ma non ti sei preoccupato?"
- "No. Avevo visto che ti eri messo con la tenda vicino alla polizia e la mattina non c'eri più"
Appunto. Perché preoccuparsi?
Quindi Roberto si é alzato, ha lucidato il pollice e lo ha lasciato compiere la sua magia.
Gli archivi storici non rivelano con chiarezza dove ci trovammo alla fine. Sembra Madrid, ma mi ricordo che il viaggio verso Madrid partì da Parigi, dove abitavamo, quindi forse é un'altra storia quella.

8 commenti
Tripluca · 26 dicembre 2012
Ecco l'epilogo, vedi sopra :)
jobbe · 26 dicembre 2012
Grandissimo post!
Sopratutto mi è stato utilissimo per prendere una decisione importante proprio ieri sera.... mi sono licenziato!!!!
Peccato che copo un ora avessi già trovato un lavoro migliore!
Evviva la strada!!!
Dome's Life · 24 dicembre 2012
Si, ma Roberto??
Dome's Life · 27 dicembre 2012
ora mi è tutto (un po') più chiaro.
Ma questo Roberto ne sa un sacco. Chissà quante leggende avrà da narrare!! :)
Tripluca · 26 dicembre 2012
ah ah, e cosa fai adesso? Dato che sei in Giappone e la storia e' interessante, scrivi un articolo nel Tripmagazine!
http://tripmagazine.tripcentre.org/
Rimani in prima pagina per un po'!
Tripluca · 25 dicembre 2012
Roberto lo lasciamo per la Sequel
Giò · 8 gennaio 2013
Sei un motivatore nato! Keep on rocking. ;)
roberto · 21 marzo 2013
Ciao Luca solo ora ho letto questa storia
mi avevi detto solo che esisteva questa foto
be ora leggo la storia
sono quasi commosso
questa avventura e stata fatta nel giovinezza "no problem"
dove tutto era cosi incosciente
dolcemente pericolosa
vittime morali
peccatori innocenti
semplicemente sofisticati
TO BY CONTINUED.......
roberto